Giudici popolari, solo l’1% dei cittadini coinvolti: in Bergamasca scelte 5.000 persone su mezzo milione

Una legge disattesa, sindaci assenti e disinteresse civico: il sistema di selezione rischia di compromettere l’imparzialità dei processi in Corte d’Assise

In teoria dovrebbero essere mezzo milione, in pratica sono poco più di 5.000. È questo il paradosso che emerge dai dati sulla composizione degli elenchi dei giudici popolari in provincia di Bergamo, dove appena l’1% degli aventi dirittofinisce nel bacino dal quale si pesca per comporre le giurie popolari delle Corti d’Assise e d’Appello.

Secondo la legge 287 del 1951, ogni Comune è tenuto a stilare e aggiornare periodicamente un elenco di cittadini che, possedendo determinati requisiti (età tra i 30 e i 65 anni, cittadinanza italiana, incensuratezza, almeno licenza media), sono candidabili a ricoprire il ruolo di giudice popolare. Ma la legge, pur chiara, è largamente ignorata.

Un bacino ridotto al minimo

Nel 2024, nella Bergamasca, le persone sorteggiate sono state 5.182 su una potenziale platea di oltre 500.000. Nel 2022 erano 5.289. Ancora meno i numeri per la Corte d’Assise d’Appello, che richiede un diploma: da 3.711 del 2022 si è scesi a 3.508 nel 2024. Un’anomalia su cui da tempo si batte Armando Salaroli, ex avvocato milanese oggi in pensione a Branzi, che sottolinea come «l’imparzialità della giustizia si garantisce solo con un sorteggio realmente rappresentativo della popolazione».

Il problema inizia dai Comuni: solo 11 sindaci su 243 hanno partecipato alla commissione che, in tribunale, valida le liste. Molti municipi inviano solo i nominativi dei volontari, evitando di aggiungere d’ufficio cittadini con i requisiti, come invece prevede la norma.

Piccole e grandi città non fanno eccezione

Bergamo, che conta quasi 120mila abitanti, ha segnalato solo 650 nomi, Treviglio con 31.000 abitanti ne ha indicati 232. In 23 Comuni non è stato trasmesso nemmeno un nominativo. E non si tratta solo di località montane isolate: Sedrina, Filago e Cenate Sopra sono tra quelle che hanno presentato zero candidati.

Tuttavia, l’inserimento dei cittadini negli elenchi non richiede più un lavoro impossibile. Il portale “Gpop” del Ministero della Giustizia consente un inserimento informatizzato dei nominativi. Eppure, pigrizia, disinteresse e scarsa sensibilità civica ostacolano l’aggiornamento delle liste.

Dalla legge al disamore civico

Molti Comuni giustificano le carenze dicendo di non voler costringere i cittadini a un ruolo vissuto come scomodo. Molti lavoratori autonomi e artigiani temono perdite economiche, altri dipendenti ricevono pressioni dai datori di lavoro per mettersi in ferie, nonostante ciò sia vietato dalla legge. La conseguenza è che, anche quando il tribunale convoca le persone per formare la Corte, ci si ritrova spesso con pochi disponibili. In alcuni casi si è dovuto procedere a un secondo sorteggio tra i riluttanti pur di arrivare ai nove giudici popolari richiesti.

Redazione

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