Una grande bandiera della Palestina è stata calata dalla Torre dei Caduti a Bergamo nella mattina di domenica 6 luglio. Il gesto è stato rivendicato da CSA Pacì Paciana, Fridays For Future Bergamo e Collettivo Las come atto simbolico di protesta contro la guerra a Gaza, il genocidio del popolo palestinese e la repressione delle libertà civili in Italia. L’azione, pacifica e visibile, ha bloccato per alcune ore l’accesso al monumento, attirando l’attenzione di cittadini e turisti.
Un’azione di disobbedienza civile
Nel comunicato diffuso congiuntamente dalle tre realtà, gli attivisti hanno spiegato le motivazioni del gesto: «Gaza e tutta la Palestina bruciano sotto le bombe. Israele porta avanti un genocidio con la complicità dell’Occidente, del governo Meloni e del suo clima di guerra, censura e repressione». L’occupazione temporanea della Torre dei Caduti viene definita un atto necessario per rompere il silenzio e l’indifferenza dell’opinione pubblica, con l’intento di prendere posizione contro ogni forma di neutralità di facciata.
Un messaggio contro la guerra “esterna e interna”
I gruppi promotori della protesta denunciano anche la deriva autoritaria del governo italiano, con particolare riferimento al Decreto Sicurezza recentemente convertito in legge. Viene citato l’episodio della manifestazione dei metalmeccanici a Bologna del 20 giugno, dove alcuni partecipanti sono stati denunciati per blocco stradale, un fatto ritenuto indicativo della criminalizzazione crescente del dissenso sociale e sindacale.
«Il DL Sicurezza – si legge nel comunicato – è uno strumento per reprimere chi lotta, per intimidire chi si organizza, per alimentare paura.» Gli attivisti lo definiscono una “legge liberticida”, ricordando che la Cassazione ha recentemente sollevato dubbi di incostituzionalità su alcuni dei suoi articoli.
Riflessioni sul passato e memoria storica
La protesta ha incluso anche una critica al modo in cui Bergamo celebra alcuni personaggi storici, come Antonio Locatelli. Secondo gli attivisti, «celebrare Locatelli come eroe senza affrontare il suo ruolo nel colonialismo italiano in Etiopia ed Eritrea significa falsare la memoria». Il comunicato sottolinea che una città che vuole pace e giustizia deve confrontarsi anche con le proprie responsabilità storiche, costruendo narrazioni pubbliche più veritiere.
Città solidali e spazi di dissenso
Nell’ultima parte della nota, Pacì Paciana, Fridays For Future e Collettivo Las rivendicano il diritto di manifestare e di esprimere idee anche scomode: «Possiamo sederci davanti alla Torre dei Caduti. Possiamo dire che non vogliamo più guerre. Possiamo metterci la faccia».
Concludendo, gli attivisti criticano anche l’uso turistico e commerciale della città, evocando il paradosso di un turismo che finanzia la gentrificazione e, indirettamente, le stesse politiche contestate, e rilanciano l’idea di una Bergamo solidale e partecipe, in cui i cittadini possano ancora esprimere dissenso senza timore di repressione.
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