Con una proposta unanime, il Consiglio superiore della magistratura ha spianato la strada a Vito Di Vita per la presidenza del Tribunale di Bergamo. L’attuale capo dei gip-gup e presidente reggente dopo l’addio di Cesare de Sapia (lo scorso 19 marzo) è stato indicato da tutti e sei i membri della V commissione, che si occupa degli incarichi direttivi, come candidato ideale per la guida dell’ufficio giudiziario orobico.
A votare a favore sono stati il presidente Ernesto Carbone, il vicepresidente Eligio Paolini e i consiglieri Domenica Miele, Maurizio Carbone, Michele Forziati e Claudia Eccher. Ora il fascicolo passa al Plenum del Csm, che conta 27 componenti e si pronuncerà dopo l’estate, presumibilmente a settembre, dopo il necessario parere favorevole del ministro della Giustizia.
Un nome con esperienza radicata a Bergamo
Vito Di Vita, 64 anni, è magistrato dal 1991 e in servizio a Bergamo fin dal 1992. In carriera ha ricoperto numerosi ruoli: è stato giudice a latere della Corte d’Assise, componente del Riesame, presidente di collegio, oltre che vicario del presidente del Tribunale. Dal 2017 guida la sezione gip-gup, ruolo confermato per due quadrienni. Attualmente è alla settima valutazione di professionalità, il massimo previsto per un magistrato.
Nel corso degli anni si è occupato anche del coordinamento del Giudice di pace, un ufficio segnato da croniche carenze di personale e di spazi, ora in fase di trasferimento nell’ex Maddalena, in ristrutturazione. Ha collaborato alla gestione organizzativa dell’ufficio giudiziario, occupandosi di turni, bandi interni, assegnazioni e ferie.
Un incarico conteso, poi la convergenza
Fino a poche settimane fa, il nome di Di Vita era in corsa con quello di Roberto Spanò, ex presidente della prima sezione penale di Brescia. Quest’ultimo, però, ha visto ridursi le sue possibilità anche a causa di una questione di incompatibilità familiare: la moglie è una pm della DDA bresciana, e solo un trasferimento interno alla sezione civile ha rimosso l’ostacolo. La sua candidatura è stata comunque archiviata senza seguito.
Ora la procedura per la nomina formale prevede la stesura della proposta motivata, che sarà affidata a un relatore, per poi essere trasmessa al Plenum. A quel punto, salvo sorprese, la nomina di Di Vita sarà ratificata.
Un impegno anche nel contrasto alla criminalità organizzata
Nel curriculum di Di Vita, oltre agli incarichi giudiziari, figurano anche ruoli di rilievo istituzionale, tra cui quello di componente del Consiglio giudiziario, della Commissione tributaria e del Nucleo di supporto all’Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata. Un profilo, quindi, che unisce competenze giuridiche, gestionali e istituzionali, ritenute strategiche per un tribunale come quello di Bergamo.
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