Lungo la tratta ferroviaria Milano-Brescia, diverse ex stazioni e caselli oggi in disuso si stanno trasformando in rifugi di fortuna per persone senza fissa dimora. Nonostante gli edifici principali siano stati sigillati con grate e lamiere, le pertinenze vicine rimangono accessibili e vengono utilizzate come ripari notturni. Questa situazione, oltre a generare problemi di degrado ambientale e urbano, comporta rischi concreti per la sicurezza della circolazione ferroviaria, con persone avvistate a camminare lungo i binari.
A Cividate, nei pressi della stazione di Calcio-Cividate, la presenza di un ex casello ferroviario ha generato particolare preoccupazione. Lo stabile, facilmente accessibile tramite una finestra senza vetri, mostra all’interno coperte, focolai e resti di cibo, chiari segnali della sua occupazione notturna. Secondo il sindaco Gianni Forlani, l’edificio è già stato segnalato a Rfi, che avrebbe manifestato l’intenzione di rimuoverlo. Nel frattempo, il Comune ha provveduto alla sostituzione delle reti di protezione e alla ripresa dei lavori per il completamento della rampa ciclopedonale di accesso al sottopasso, il cui termine è previsto con un anno di ritardo a causa del fallimento della ditta incaricata.
Anche la stazione di Bariano-Morengo presenta criticità simili. Come sottolinea L’Eco di Bergamo, le strutture principali risultano sigillate, ma una pertinenza adiacente, con vetri rotti e finestre aperte, continua a essere frequentata da senzatetto. Il sindaco di Bariano, Andrea Rota, ha ribadito come la situazione sia già stata segnalata a Rfi congiuntamente al primo cittadino di Morengo. Tuttavia, non si è registrato alcun miglioramento, e le condizioni di degrado persistono.
Proseguendo lungo la linea, la stazione di Vidalengo rappresenta un altro punto critico. Anche qui le porte e le finestre dell’edificio principale sono state blindate, ma un’apertura creata in una finestra murata di una pertinenza dimostra come l’area continui ad essere frequentata. Il sindaco di Caravaggio, Claudio Bolandrini, ha spiegato che il Comune ha rinunciato alla gestione della stazione dopo aver valutato i costi di riqualificazione come insostenibili. Attualmente, l’area è controllata da un istituto di vigilanza incaricato, ma la sorveglianza non è costante e non può impedire l’accesso abusivo né l’accumulo di rifiuti.
Il fenomeno è reso ancora più complesso dalla collocazione periferica di molte di queste stazioni, che le rende facilmente raggiungibili e relativamente isolate. I senzatetto, infatti, accedono spesso a questi luoghi percorrendo tratti dei binari, obbligando i convogli ferroviari a rallentare per evitare incidenti.
Mentre i Comuni denunciano l’assenza di risposte concrete da parte di Rfi e l’insufficienza delle risorse per un presidio continuativo, la situazione rimane invariata da anni. Le richieste di intervento si susseguono, ma senza una strategia condivisa tra enti locali e gestore ferroviario, i caselli e le pertinenze dismesse continueranno a rappresentare un’emergenza urbana e un pericolo per la rete ferroviaria.
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