Mattinata di protesta all’aeroporto di Orio al Serio, dove i lavoratori della vigilanza privata hanno dato vita a un presidio per denunciare il blocco del contratto integrativo provinciale, fermo da oltre quindici anni. L’iniziativa, promossa unitariamente da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil di Bergamo, si inserisce in un più ampio stato di agitazione che interessa circa 4.000 addetti alla sicurezza attivi in tutto il territorio provinciale.
Un settore strategico, ma dimenticato
I lavoratori della vigilanza operano in luoghi chiave per la sicurezza collettiva, come aeroporti, stazioni, ospedali, centri commerciali, istituti bancari e musei. Nonostante la centralità del loro ruolo, il comparto continua a soffrire carenze strutturali, contratti stagnanti e scarsa valorizzazione professionale.
Secondo i sindacati, la situazione è diventata insostenibile. L’ultima piattaforma rivendicativa, aggiornata a maggio 2024, chiede adeguamenti salariali, migliori tutele normative, diritto alla formazione continua e una revisione dell’organizzazione del lavoro, puntando anche a includere servizi finora esclusi dal contratto integrativo.
Sindacati uniti: “Serve una svolta”
Durante il presidio, i rappresentanti sindacali hanno lanciato un messaggio forte e unitario, criticando l’inerzia delle associazioni datoriali e chiedendo l’immediata riapertura del tavolo di trattativa.
Lorenzo Cortinovis, Filcams-Cgil Bergamo, a Prima Bergamo: “La dignità del lavoro passa anche dal rinnovo dei contratti provinciali. Non possiamo accettare ulteriori rinvii. Oggi segniamo un primo passo per affermare che questi lavoratori meritano rispetto e certezze”. Maurizio Mistri, Fisascat-Cisl: “È ora di guardare avanti con una contrattazione integrativa vera, concreta, all’altezza delle sfide. Noi siamo pronti, ma le controparti restano assenti”. Anilla Cenolli, Uiltucs-Uil: “È assurdo che chi ogni giorno garantisce la nostra sicurezza non sia tutelato. È ora di mettere fine a questo abbandono. Servono risposte immediate”.
Appello alla Prefettura e mobilitazione pronta a crescere
Nel corso della mattinata è stato lanciato un appello doppio: alle associazioni datoriali, per riaprire subito la trattativa, e alle istituzioni locali, in particolare alla Prefettura di Bergamo, perché si facciano promotrici di un confronto costruttivo.
La protesta di oggi è solo il primo atto di una mobilitazione che potrebbe intensificarsi, qualora non emergano segnali concreti nei prossimi giorni. I sindacati non escludono nuove azioni sul territorio, determinati a riportare l’attenzione su una categoria troppo a lungo trascurata.
Nel frattempo, resta alta la tensione nel settore: quattromila lavoratori in attesa di risposte, che ogni giorno operano in condizioni complesse, spesso con turni estenuanti, carenza di organico e contratti ormai obsoleti.
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