Bergamo cerca risposte dopo il sequestro da 50 milioni di euro che ha colpito le società riconducibili ai fratelli Vitali. L’inchiesta per bancarotta fraudolenta che ha travolto Massimo e Cristian Vitali, imprenditori noti nel settore delle grandi opere pubbliche, solleva interrogativi sul futuro di aziende, lavoratori e appalti. Ma la difesa – affidata all’avvocato Filippo Dinacci – tenta di fare chiarezza: “Vitali Spa è una realtà autonoma e solida, del tutto estranea al fallimento di Vita Srl”.
Il legale ha sottolineato che la Spa, principale motore dei cantieri in corso tra cui l’e-BRT tra Bergamo e Verdellino e la Bergamo-Treviglio, continua la propria attività senza ostacoli, come confermato anche dagli enti pubblici coinvolti. Il sequestro – di tipo impeditivo – riguarda le quote societarie di Vitali Spa e il 100% della Expand Srl, ma non blocca la gestione operativa: le quote sono ora sotto il controllo dell’amministratore giudiziario Alberto Volpi, nominato dal tribunale.
Una linea difensiva netta: “I creditori sono stati pagati”
La difesa dei fratelli Vitali si fonda su un punto chiave: “Tutti i creditori sono stati soddisfatti – ha ribadito Dinacci –. Il reato di bancarotta fraudolenta presuppone il danneggiamento degli stessi, ma qui le posizioni debitorie risultano estinte, come dimostrano i documenti”. Una versione che contrasta con quella della Procura, secondo cui Vita Srl sarebbe stata svuotata a vantaggio della Expand, lasciando in bilancio solo passività e affidandola a prestanome per poi mandarla in liquidazione.
Proprio sul presunto uso di prestanome, Dinacci replica secco, soprattutto in merito al caso del signor Bianchi, 88 anni e affetto da Alzheimer, che secondo gli inquirenti sarebbe stato formalmente inserito nel consiglio della società fallita: “Sono dettagli di colore, chiariremo tutto nelle sedi opportune”.
Sindacati e lavoratori attendono sviluppi
Le preoccupazioni non mancano, soprattutto tra i lavoratori coinvolti nei cantieri. Le sigle sindacali hanno ricevuto numerose chiamate dopo l’esplosione dell’inchiesta, ma al momento non si segnalano ripercussioni occupazionali. “I cantieri sono tutti attivi – ha affermato Luca Legramanti (Filca Cisl) –. Non abbiamo ricevuto comunicazioni ufficiali, ma seguiamo la situazione”. Cauto il commento di Marco Bonetti (Fillea Cgil): “Servono certezze prima di trarre conclusioni”. Più rassicurante Giuseppe Mancin (Feneal-Uil): “Per ora nessun impatto concreto su imprese o lavoratori”.
Anche Ance Bergamo, l’associazione dei costruttori edili di cui Vitali Spa è socia, mantiene il silenzio in attesa di sviluppi ufficiali.
Il nodo Expand e il business dell’autostrada
Nel mirino della magistratura anche il passaggio delle quote di Autostrade Bergamasche, che nel 2016 erano state rilevate attraverso Vita Srl e successivamente trasferite a Expand, società oggi sottoposta a sequestro. L’accusa ipotizza che la costituzione di Expand nel 2022 fosse funzionale a separare gli asset redditizi da quelli destinati al dissesto, operazione che secondo la Procura rappresenterebbe una manovra distrattiva.
L’indagine continua, mentre il legale dei Vitali si prepara a impugnare il sequestro, anche se – complice la pausa estiva del sistema giudiziario – se ne riparlerà con ogni probabilità a settembre.
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