Le indagini sull’omicidio di Riccardo Claris, il 26enne ucciso il 4 maggio a Bergamo, sono ormai agli sgoccioli. Ma un nuovo capitolo si apre: tre amici della vittima sono ora indagati per minacce aggravate. I destinatari delle intimidazioni sarebbero i due giovani che, quella notte, erano in compagnia di Jacopo De Simone, il 18enne reo confesso dell’aggressione mortale, ora detenuto in carcere.
I tre indagati – di 17, 19 e 21 anni – sono stati perquisiti nei giorni scorsi. Le forze dell’ordine hanno sequestrato alcune cinture, ritenute potenzialmente rilevanti per l’inchiesta. Secondo quanto anticipato dal Corriere Bergamo, il 4 settembre il RIS effettuerà accertamenti irripetibili su una di queste, per verificare eventuali elementi utili al caso.
Il ricordo di una notte tragica
La tragedia si è consumata dopo un diverbio scoppiato all’esterno del Reef Café, nel quartiere di Borgo Santa Caterina. Un alterco apparentemente banale, poi degenerato fino al drammatico epilogo sotto casa di De Simone. Il 18enne, dopo essere salito nella propria abitazione a prendere un coltello, ha colpito Claris al torace: la lama ha perforato il polmone e reciso l’aorta, provocando una morte quasi istantanea.
Dopo l’accoltellamento, De Simone si è consegnato ai carabinieri, spinto dalla madre, che aveva compreso la gravità del gesto. Ora per lui, la Procura sta predisponendo la richiesta di giudizio immediato, una procedura che accelera i tempi del processo quando le prove appaiono evidenti.
La famiglia Claris: “Solo verità, non vendetta”
In questi mesi, i familiari di Riccardo Claris hanno chiesto a gran voce giustizia, senza mai cedere a toni vendicativi. La sorella Barbara, in un’intervista al Corriere, ha spiegato il senso degli adesivi commemorativi sparsi in città: “Non vogliono generare odio. Sono solo un mezzo per far sì che la verità venga fuori. Ci hanno aiutato, forse, a trovare qualcosa da fare per sopravvivere”.
Un sentimento di dolore condiviso dalla comunità. Nei giorni scorsi, fuori dall’abitazione della famiglia Claris, è comparso uno striscione con i colori dell’Atalanta, simbolo di vicinanza del quartiere e del mondo ultras. Tuttavia, alcuni adesivi in memoria del giovane sono stati strappati, e sui social è comparsa la replica: “Auguri a rimuoverlo”, a difesa del ricordo e del rispetto per Riccardo.
L’inchiesta e i nuovi sviluppi
Le indagini parallele per le presunte minacce aggravate sono ora un elemento delicato dell’intero impianto investigativo. La procura vuole accertare se ci siano state pressioni o intimidazioni nei confronti di chi quella notte ha assistito ai fatti o ha avuto contatti con l’aggressore. L’ipotesi è che i tre indagati abbiano cercato, in qualche modo, di influenzare le testimonianze o esercitare ritorsioni nei confronti dei coetanei coinvolti.
Gli esiti degli accertamenti del RIS e le prossime mosse della Procura saranno determinanti sia per il procedimento principale, sia per gli eventuali strascichi legati ai nuovi indagati.
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