Nel lago d’Iseo il pesce siluro è diventato un pericolo concreto per l’ecosistema e per l’attività dei pescatori. A confermare l’allarme non sono soltanto le testimonianze dei locali, sempre più spesso a mani vuote, ma anche uno studio dettagliato curato dalla società ambientale Graia, che ha monitorato il fenomeno nel biennio 2023-2024 nell’ambito di un piano finanziato dalla Regione Lombardia.
La presenza del siluro nel Sebino, introdotto illegalmente circa quarant’anni fa, è diventata stabile da oltre un decennio e ora condiziona pesantemente l’equilibrio del lago. Le specie autoctone storiche come tinca, anguilla, luccio e sardina risultano drasticamente ridotte, mentre le alborelle sono ormai quasi scomparse, nonostante il divieto di pesca in vigore dal 2011 per favorirne il ripopolamento. Anche la pesca delle sardine, specie simbolo del lago, ha dato risultati deludenti negli ultimi anni.
Il pesce siluro, grazie alla sua straordinaria capacità predatoria e alla prolificità, domina il bacino sottraendo risorse vitali alle altre specie. Secondo lo studio di Graia, un esemplare adulto consuma in un anno da sette a dieci volte il proprio peso, con una dieta quasi esclusivamente composta da altri pesci. I giovani, invece, arrivano a mangiare il 10% del loro peso ogni giorno. Nei fiumi italiani, sono stati osservati anche casi di cannibalismo.
Per contenere la diffusione di questo predatore, nel triennio 2023-2024 sono stati adottati metodi di cattura come la pesca subacquea e l’uso di elettrostorditori. Il bilancio provvisorio è di oltre 500 siluri catturati per un peso complessivo di quasi quattro tonnellate. Gli esemplari più grandi hanno superato il metro e mezzo di lunghezza e i 30 chilogrammi di peso.
L’associazione “Torbiere del lago d’Iseo” ha seguito il progetto in collaborazione con “Graia”, puntando su interventi mirati nella zona umida, considerata una delle aree più delicate per la biodiversità. In base alle normative regionali, la reimmissione del pesce siluro nel lago è vietata, e il suo abbattimento viene sostenuto attivamente con fondi pubblici.
La speranza degli operatori locali e dei pescatori, in particolare quelli bergamaschi, è che la Regione Lombardia rinnovi i programmi di contenimento anche per il triennio 2026-2028, garantendo così continuità agli sforzi già compiuti e al ripristino dell’equilibrio ecologico.
Oggi, nelle acque del lago d’Iseo, si pescano soltanto pochi persici e cavedani, questi ultimi introdotti tramite piani di ripopolamento. Ma i pescatori non nascondono la preoccupazione: “Qui non si prende più niente,” dicono con amarezza, osservando l’assenza quasi totale di pesce nelle aree una volta più produttive, come la zona del Borlezza a Castro.
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