Negli ultimi 15 anni la provincia di Bergamo ha perso 351 sportelli bancari, passando da 770 filiali nel 2009 a 419 nel 2024. Una riduzione drastica, che ha lasciato 100 comuni senza alcun presidio bancario e altri 57 con un solo sportello disponibile. Secondo i dati diffusi da First Cisl, il fenomeno è in continua espansione: le chiusure previste da Intesa Sanpaolo a ottobre porteranno a 101 i comuni senza banca.
Il dato riflette un trend nazionale, confermato da uno studio condotto sulla base delle rilevazioni della Fondazione Fiba, che evidenzia come questo sia il più massiccio taglio di sportelli da quando esistono statistiche ufficiali. La rete bancaria italiana è sempre più concentrata in pochi grandi gruppi, con una forte riduzione della presenza fisica, in particolare nelle valli bergamasche e nelle aree più decentrate. A mantenere un radicamento locale rimane quasi esclusivamente il sistema del Credito Cooperativo.
Cisl: “Le banche tornino ad avere responsabilità sociale”
Andrea Battistini, segretario generale di First Cisl Lombardia, lancia un appello: “Assistiamo a un progressivo abbandono dei territori, che non riguarda solo il settore bancario ma anche sanità e commercio. Le promesse di prossimità fatte dai manager restano spesso disattese. È urgente costruire un nuovo modello di servizio bancario, basato su un patto tra banche, istituzioni locali e organizzazioni sindacali”.
Un messaggio ribadito anche da Giovanni Salvoldi, segretario First Cisl Bergamo, che evidenzia le ripercussioni concrete sulla vita dei cittadini: “In alcune zone serve mezza giornata con i mezzi pubblici per raggiungere una banca. Non è un problema solo degli anziani: famiglie e imprese locali vengono penalizzate, con difficoltà di accesso al credito e servizi sempre più lontani. La presenza di una filiale garantisce consulenza, legalità, educazione finanziaria, non è solo uno sportello”.
Comuni senza sportello: disuguaglianze territoriali in aumento
Oggi il 40% dei comuni bergamaschi è privo di una filiale bancaria, mentre il 23% ne ha solo una. Il dato solleva una questione di giustizia sociale e territoriale, poiché le aree interne e montane risultano sempre più isolate dal punto di vista finanziario. In queste zone, le difficoltà logistiche si sommano alla carenza di infrastrutture digitali, rendendo più complesso anche l’utilizzo dei servizi online.
Il digitale, infatti, non rappresenta una soluzione immediata e universale. Secondo la Cisl, è necessario che la transizione tecnologica sia accompagnata da politiche inclusive, capaci di evitare che intere fasce della popolazione vengano escluse.
Il ruolo del Credito Cooperativo e la necessità di un nuovo modello
Mentre le grandi banche chiudono sportelli, il Credito Cooperativo continua a presidiare il territorio, confermando il suo ruolo storico di banca “di prossimità”. Tuttavia, la Cisl sottolinea che non basta una singola rete per colmare il vuoto lasciato dalle chiusure massicce, e chiede interventi strutturali da parte di istituzioni pubbliche e private.
“Serve un cambio di rotta che metta il cittadino e le comunità locali al centro, con servizi bancari accessibili, sostenibili e radicati”, afferma Battistini. Per la Cisl, una banca che sceglie di rimanere sul territorio non solo sostiene l’economia locale, ma rafforza il tessuto sociale, contribuendo a una crescita più equa.
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