Un viaggio nel segno della non violenza
Rotta segreta, ma missione chiara: portare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza. È questo l’obiettivo della Global Sumud Flotilla, la missione a cui partecipa Dario Crippa, giovane venticinquenne di Bergamo, attualmente studente di Neuroscienze e Filosofia ad Amsterdam.
Imbarcato sull’unità olandese “Ghea”, Dario è in navigazione da giorni nelle acque meridionali della Sicilia, in attesa dell’arrivo delle altre imbarcazioni della flotta, provenienti da Barcellona e Tunisi, il cui incontro è previsto per martedì 17 settembre 2025.
La missione è in preparazione dal 31 agosto e si fonda su due principi irrinunciabili: non violenza e rispetto della legalità internazionale. Per ragioni di sicurezza, la rotta precisa è riservata, ma il racconto dell’esperienza viene condiviso in tempo reale da Dario attraverso il suo canale YouTube “Monterojo Hoodboy”.
«Vogliamo portare attenzione su Gaza»
«I nostri nomi non contano. Non siamo eroi». Così esordisce Dario Crippa, che insieme ad altri attivisti internazionali ha scelto di partecipare a un’azione simbolica e concreta al tempo stesso: fornire cibo e medicinali ai civili di Gaza, colpiti duramente da un conflitto senza tregua e da un blocco imposto da Israele.
Pur mantenendo un tono umile e riservato, il significato politico e umanitario della missione è evidente: rompere l’assedio e portare attenzione mediatica e diplomatica su una crisi umanitaria che, secondo gli organizzatori, troppo spesso viene ignorata dall’opinione pubblica internazionale.
Un legame personale con la Palestina nato nel 2016
Il legame di Dario con la questione palestinese affonda le radici in un’esperienza personale vissuta nel 2016. All’epoca, durante un viaggio in Giordania con la famiglia, l’incontro con una suora bergamasca diretta in Palestina cambiò il corso del soggiorno: «Ci invitò ad accompagnarla in Cisgiordania e così, inaspettatamente, attraversammo il confine», ricorda a L’Eco di Bergamo.
Quel viaggio fu determinante. Muovendosi con i mezzi pubblici, Dario assistette a una scena che gli è rimasta impressa: «Arrivati a un checkpoint israeliano, ci hanno fatto scendere per controllare i passaporti. I palestinesi venivano tenuti in fila con i Kalashnikov puntati. Una volta risaliti sull’autobus, un anziano mi ha detto: “Per favore, raccontate in Europa i soprusi che ci stanno facendo”».
Un appello che il giovane bergamasco non ha dimenticato, e che oggi lo guida nel suo impegno diretto.
Una scelta influenzata dalla famiglia
L’educazione alla pace e alla solidarietà internazionale arriva anche dal contesto familiare: la madre di Dario, Marzia Marchesi, è assessora alla Pace del Comune di Bergamo. Cresciuto in un ambiente attento alle tematiche sociali e alla giustizia internazionale, Dario ha trasformato un ideale in azione concreta, scegliendo di esporsi in prima persona in uno dei territori più sensibili del mondo.
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