Vito Di Vita è il nuovo presidente del Tribunale di Bergamo. La nomina è arrivata mercoledì 17 settembre con il voto del Plenum del Consiglio superiore della magistratura, che ha approvato con 29 voti favorevoli e 4 astenuti la proposta già avanzata a luglio dalla quinta commissione. Per Di Vita, 64 anni, attuale presidente della sezione Gip-Gup e reggente del Tribunale dall’addio di Cesare de Sapia, si tratta di un traguardo atteso e prestigioso.
La sua elezione, però, non è stata unanime come in commissione. Due consiglieri del Plenum hanno sollevato la questione di una possibile incompatibilità, legata all’attività professionale dei suoi familiari. In particolare, il fratello Antonio e la figlia Francesca esercitano la professione forense, occupandosi soprattutto di diritto amministrativo, ma in parte anche di civile, mentre il figlio Federico si dedica esclusivamente al diritto sportivo.
Per questo motivo, era stata chiesta la sospensione del voto e il rinvio alla quinta commissione, richiesta poi respinta con 24 voti contrari e 5 astenuti. La valutazione sull’eventuale incompatibilità spetta infatti alla prima commissione del Csm, che nelle prossime settimane dovrà stabilire se l’attività dei congiunti possa incidere sull’incarico.
“Se avessi anche solo ipotizzato un’incompatibilità, non avrei presentato domanda”, ha dichiarato Di Vita a L’Eco di Bergamo, ricordando di aver segnalato un’incompatibilità generale e sottolineando che sarà il Csm a decidere se la situazione configuri o meno un conflitto ai sensi dell’articolo 18 dell’ordinamento giudiziario.
L’iter non è ancora concluso: serviranno circa due mesi prima che la nomina diventi pienamente operativa. Se la prima commissione rilevasse l’incompatibilità, Di Vita potrebbe impugnare la decisione e produrre documenti a sua difesa. In caso contrario, dovrà lasciare la presidenza della sezione Gip-Gup, avendo già raggiunto il limite di otto anni per gli incarichi semidirettivi in campo penale, e assumerebbe anche la guida di una sezione civile, come già accaduto al suo predecessore.
“Il decreto di nomina per me è già un successo”, ha confidato Di Vita, che si avvicina ai 67 anni, età della pensione. Il magistrato ha ammesso le difficoltà affrontate nei mesi da reggente: “Ho passato sabati e domeniche a occuparmi dell’organizzazione del tribunale. Non è stato facile”.
Tra le priorità che intende affrontare figurano la riorganizzazione dell’Ufficio per il pubblico e la lotta alla carenza di organico. Al giudice di pace sono in servizio otto magistrati, ma ne arriveranno altri cinque, destinati al settore civile. Restano però le criticità sul personale amministrativo e sull’organico complessivo, aggravate dall’uscita di quattro giudici a fronte dell’ingresso di uno solo.
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