Un nuovo alleato hi-tech per i viticoltori arriva dai laboratori dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT). Si chiama Frasky ed è un robot progettato per muoversi tra i filari e svolgere operazioni di manipolazione e trattamento delle viti in completa autonomia.
Il progetto nasce all’interno del JOiiNT LAB, il laboratorio congiunto tra IIT e Sistema Bergamo (Consorzio Intellimech, Confindustria Bergamo, Università di Bergamo e Kilometro Rosso). Coordinato dal ricercatore Manuel G. Catalano, Frasky affronta alcune delle principali sfide del settore agricolo: sostenibilità, riduzione dell’impatto ambientale e carenza di manodopera.
Come funziona
Frasky è dotato di un braccio robotico con mano e di una telecamera integrata capace di riconoscere grappoli, ostacoli e piante. Montato su una piattaforma mobile a quattro ruote, può orientarsi nel vigneto, mappare l’ambiente e applicare trattamenti selettivi grazie a un ugello posizionato all’estremità del braccio.
Il software che lo guida è suddiviso in tre moduli principali:
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navigazione, per spostarsi ed evitare ostacoli;
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percezione, per l’analisi ambientale e il riconoscimento dei grappoli;
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manipolazione, per guidare i movimenti del braccio.
Un’interfaccia grafica consente agli operatori di monitorare in tempo reale le operazioni.
I vantaggi
Il robot consente di:
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digitalizzare e rendere più preciso il monitoraggio delle coltivazioni;
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supportare i viticoltori nelle attività ripetitive;
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ridurre la dispersione dei trattamenti, limitando l’esposizione umana a sostanze chimiche;
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migliorare la sostenibilità del lavoro agricolo.
Testato prima in laboratorio e poi sul campo nella cantina Le Corne di Grumello del Monte (BG), Frasky ha dimostrato di muoversi autonomamente tra i filari ed erogare trattamenti mirati.
Le prospettive
Il team IIT sta lavorando per rendere Frasky ancora più flessibile e adattabile alle variabili tipiche dell’agricoltura. «L’obiettivo – spiega Francesca Negrello, ricercatrice IIT – è estendere le capacità del robot affinché possa affiancare i viticoltori anche nel monitoraggio e in altri compiti delicati».
Per Fabio Previdi, professore ordinario dell’Università di Bergamo, progetti come questo «offrono agli studenti esperienze interdisciplinari concrete e favoriscono il trasferimento tecnologico». Stefano Ierace, direttore del Consorzio Intellimech, sottolinea che «le tecnologie nate per l’industria possono avere ricadute positive anche in agricoltura, creando nuove competenze e opportunità per tutto il territorio».
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