Autisti Arriva in sciopero: 4 ore di stop oggi in tutta la provincia di Bergamo

Protesta dalle 17 alle 21 per il rinnovo del contratto, condizioni di lavoro e conciliazione vita-lavoro. I sindacati: “Situazione inaccettabile, pronti a nuove mobilitazioni”

Autobus fermi oggi pomeriggio in tutta la provincia di Bergamo a causa dello sciopero indetto dagli autisti di Arriva Italia. La mobilitazione, promossa da Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Faisa Cisal e Ugl Autoferrotranvieri, coinvolge esclusivamente il personale viaggiante della società di trasporto pubblico e riguarda la fascia oraria dalle 17 alle 21. Disagi sono attesi su tutte le linee gestite dai consorzi Bergamo Trasporti Est, Ovest e Sud.

I sindacati, pur nell’ambito dello sciopero, hanno invitato informalmente gli autisti a concludere le corse già iniziate prima dell’inizio della protesta, per ridurre al minimo i disagi per l’utenza. Il motivo dello sciopero è da ricercare in una protesta ormai di lunga durata contro le attuali condizioni contrattuali e organizzative all’interno dell’azienda.

“Chiediamo da anni la rimodulazione del contratto integrativo aziendale, fermo dal 2017, ma l’azienda non ha mai dato risposte concrete”, denunciano i rappresentanti sindacali. Il nodo principale riguarda la scarsa conciliazione tra vita privata e lavoro, con turni giornalieri che possono arrivare fino a 14 ore complessive, a fronte di sole 6 ore e mezza di effettivo lavoro retribuito. A questo si aggiunge il blocco delle indennità contrattuali dal 2017, ritenuto inaccettabile dai sindacati.

Il malessere tra gli autisti cresce, soprattutto in vista delle prossime gare d’appalto provinciali per l’assegnazione del servizio di trasporto pubblico. I sindacati lanciano un appello alle istituzioni, in particolare all’Agenzia del Trasporto Pubblico Locale di Bergamo, affinché le gare non favoriscano aziende che sacrificano la qualità del servizio e le condizioni dei lavoratori in nome del solo profitto. Arriva Italia, da parte sua, ha confermato la disponibilità a riaprire un tavolo negoziale, dichiarando di volerlo fare “nel rispetto delle regole nazionali e interconfederali”. Tuttavia, le trattative restano in stallo e la frattura tra azienda e lavoratori sembra tutt’altro che sanata.

Redazione

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