Multa per il disco orario, il caso divide i cittadini sui social

Un post pubblicato sul gruppo “Sei di Bergamo se...” accende il dibattito tra i cittadini. Alessandra denuncia quella che considera un’ingiustizia, mentre tra i commenti si alternano sostegno, esperienze simili e difese del lavoro della Polizia Locale

Il racconto di Alessandra: una multa che è un caso di principio

Nel gruppo Facebook “Sei di Bergamo se…”, una cittadina di nome Alessandra racconta di aver vissuto un episodio che, a suo dire, mette in dubbio la correttezza dei metodi sanzionatori. Scrive:

“Oggi voglio raccontare un episodio che mi ha amareggiata come cittadina. A Bergamo ho ricevuto una multa per ‘mancata esposizione del disco orario’. Peccato che il disco orario fosse ben presente sul cruscotto, solo non perfettamente visibile dal vetro”.

Secondo il suo racconto, avrebbe mostrato immediatamente il disco orario all’agente che stava procedendo alla sanzione, ma quest’ultima le avrebbe risposto che “non è obbligata a fare il giro della macchina per cercarlo”. Alessandra aggiunge di essersi poi recata al Comando di Polizia Locale per contestare la multa, chiedendo di parlare direttamente con la Comandante.

Nel frattempo, spiega, sarebbe stata contattata da un commissario che, con tono ironico, avrebbe fatto riferimento a presunte sanzioni precedenti, suggerendole che “forse sarebbe meglio lasciar perdere”.

La donna definisce questo comportamento “inaccettabile”, sottolineando che non si tratta di una questione economica ma di “principio e dignità civica”. Aggiunge di aver richiesto formalmente l’annullamento della sanzione in autotutela e si augura che la comandante Monica Porta valuti la situazione “con equilibrio e rispetto dei fatti”.

Il suo post si conclude con un messaggio chiaro:

“Un cittadino che agisce in buona fede e mostra subito di non aver commesso un’irregolarità non merita sarcasmo o arroganza. La fiducia tra cittadini e forze dell’ordine si costruisce solo con il rispetto reciproco”.

Le reazioni del gruppo: tra solidarietà e testimonianze simili

Il post di Alessandra genera un acceso dibattito tra gli utenti del gruppo, che in poche ore commentano numerosi. Molti si schierano dalla sua parte, condividendo esperienze analoghe.

Roberta Cavallini racconta un episodio vissuto qualche anno fa proprio in città, in via Giorgio e Guido Paglia:

“Era successo anche a me, con un finale diverso per fortuna. Il vigile, che era nei paraggi, quando l’ho fatto venire lì ha visto lo scontrino del pagamento e ha tolto la multa, con fare saccente e senza scusarsi, ma almeno l’ha tolta. Hai fatto bene a pubblicare, un fatto del genere è vergognoso, spero che tu abbia fatto foto per documentare il tutto e poi rivolgiti a qualcuno”.

Domenico “Chicco” Ambrosioni interviene raccontando di una sua esperienza personale:

“A me è stato fatto un verbale di circa 400€ per mancata presentazione di documenti che invece avevo presentato regolarmente, con tanto di ricevuta. Morale: perdita di tempo, richiesta di cancellazione in autotutela, altra perdita di tempo, e nessuna scusa. Anzi, risposta dai toni altezzosi. Complimenti”.

Molti utenti approvano il coraggio di Alessandra nel rendere pubblico l’accaduto, sostenendo che raccontare certe situazioni aiuti a sensibilizzare le istituzioni.

La replica di un agente: “Facebook non è il luogo del confronto”

Tra i commenti emerge anche una posizione critica, quella di Santino Gatto, a sua volta agente di Polizia Locale ma non appartenente al comando di Bergamo. Il suo intervento difende il lavoro dei colleghi e mette in dubbio le modalità di esposizione del caso sui social:

“Io credo sia giusto esporre correttamente il disco orario. Detto questo, l’agente avrà anche fotografato il parabrezza e se non c’è traccia di disco orario, altro che annullamento. Lei ritiene giusto condividere questo fatto solo per ridicolizzare il lavoro degli agenti. Diversamente, è libera di fare ricorso alle istituzioni competenti. Ma scriverlo su Facebook serve solo ad aizzare i commenti. Poi, per un divieto di sosta vogliamo parlare con la comandante di Bergamo?”.

Le sue parole scatenano ulteriori discussioni: alcuni utenti gli danno ragione, sostenendo che la vicenda avrebbe dovuto essere gestita attraverso i canali ufficiali, mentre altri ribadiscono che il comportamento degli agenti deve sempre essere rispettoso e proporzionato.

Un dibattito che diventa cittadino

Il confronto prosegue per ore, trasformando un episodio isolato in un vero e proprio dibattito sulla fiducia tra cittadini e istituzioni. Molti utenti esprimono la speranza che il Comando di Polizia Locale di Bergamo valuti con attenzione la vicenda, mentre altri invitano a un maggiore equilibrio nei giudizi, ricordando la difficoltà del lavoro degli agenti.

Il post di Alessandra, intanto, continua a circolare, diventando uno spunto di riflessione su un tema molto sentito: il rapporto tra regole, buon senso e rispetto reciproco nello spazio pubblico.

Redazione

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