L’anniversario della Funicolare ricordato da Francesco Lanorte
La memoria storica della città si riaccende grazie al contributo dell’ingegnere Francesco Lanorte, cultore di storia locale, già attivo nel mondo accademico e oggi al servizio del Comune di Bergamo nell’Ufficio Patrimonio e Logistica. Sul gruppo Facebook “Sei di Bergamo se…”, Lanorte ha riportato l’attenzione sul 138° anniversario del collaudo della Funicolare per Bergamo Alta, corredando il suo intervento con una foto d’epoca proveniente dall’archivio Storylab.
Nell’immagine si distinguono chiaramente frammenti delle Mura Veneziane sul punto di essere rimossi per consentire il passaggio del nuovo impianto. Il post ha approfondito non solo la storia della Funicolare, ma anche le controversie che ne accompagnarono la costruzione.
La costruzione lampo e l’impiego “in via eccezionale” delle mine
Il collaudo della Funicolare avvenne il 19 novembre 1887, dopo una realizzazione sorprendentemente rapida. Tutto iniziò il 31 gennaio 1886, quando venne costituito – su elezione del comizio dei cittadini – un comitato di quindici membri. Ne facevano parte rappresentanti della Camera di Commercio, della Banca mutua popolare di Bergamo, della Banca bergamasca depositi e conti correnti, del Comitato diocesano e della Gazzetta provinciale di Bergamo.
Cinque mesi più tardi venne approvato il progetto dell’ingegner Alessandro Ferretti, una proposta innovativa che prevedeva che l’impianto fosse azionato da una caldaia a vapore capace di mettere in movimento un grande cilindro su cui si avvolgeva la fune di rimorchio delle vetture.
Una delle decisioni più discusse fu la concessione rilasciata dal Comune all’ingegner Luigi Valzelli, collaboratore di Ferretti. La delibera autorizzava “l’impiego di piccole mine per procedere allo scavo in galleria sotto le mura venete”, definendo l’uso degli esplosivi come “in via eccezionale”. Una scelta che innescò immediatamente critiche e polemiche, soprattutto da parte di studiosi e appassionati di archeologia urbana.
La denuncia di Fornoni: “Memorie che scompaiono”
Uno degli interventi più duri arrivò dall’ingegner Elia Fornoni, figura autorevole nella Bergamo ottocentesca, che pubblicò sulla rivista Arte e Storia un commento pungente intitolato “Memorie che scompaiono”.
Nel suo testo Fornoni scrisse:
“La nuova strada passa in galleria sotto le alte e maestose mura veneziane e mette capo, appena entro la cerchia romana, nella casa dove nei primi secoli dopo il Mille aveva trovato sede il consorzio dei calzolai. Coloro che speravano di veder messo allo scoperto qualche vestigia di antichità, sono rimasti delusi; dovranno anzi lamentare la scomparsa di una porzione dell’antica mura romana, interrata nell’argine della nuova strada […]. È doloroso vedere come ogni più cara memoria va scomparendo a Bergamo senza che qualcuno se ne curi; e più specialmente è sconfortante vedere che ciò succede per opera degli stessi cui dovrebbero stare maggiormente a cuore le memorie cittadine”.
L’ingegnere denunciava dunque non solo la distruzione fisica di parte del patrimonio storico, ma anche l’indifferenza delle istituzioni e della cittadinanza verso luoghi e testimonianze che, già alla fine dell’Ottocento, rischiavano di andare perduti per sempre.
Un dibattito attuale che parte da un post: memoria e sviluppo urbano
Il post pubblicato da Lanorte – “Scavo in galleria con le mine”, come lui stesso ha scritto – ha riportato alla ribalta una discussione che continua a interrogare Bergamo: la difficile convivenza tra tutela del passato e progetti di sviluppo urbano.
La storia della Funicolare, innovativa per l’epoca e ancora oggi simbolo della città, mostra come grandi opere possano segnare il territorio in modo irreversibile. Le parole di Fornoni, a distanza di oltre un secolo, risuonano ancora attuali, rivelando quanto il rapporto tra infrastrutture e memoria storica sia delicato e complesso.
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