La mappa dei posti in Rsa in provincia di Bergamo restituisce un quadro fortemente disomogeneo. Da un lato territori con una dotazione storica elevata, dall’altro ambiti che faticano a rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più anziana. A evidenziarlo sono i dati elaborati dalla Cgil, che misurano l’indice di copertura dei posti letto: il numero di letti disponibili ogni 10mila residenti con più di 75 anni.
Il dato medio provinciale si attesta a 504,55 posti, ma la forbice tra le diverse aree è ampissima. La Valle Seriana guida la classifica con un indice di 848,20, mentre Valle Imagna e Villa d’Almè chiudono la graduatoria con appena 263,01 posti. Poco sopra si collocano Grumello (277,22) e Treviglio (299,40). Numeri che raccontano due Bergamasche che invecchiano in modo diverso e che richiedono risposte profondamente differenti.
Una rete sotto pressione
Le 69 Rsa bergamasche, come nel resto d’Italia, devono fare i conti con problemi strutturali: costi in aumento, carenza di personale qualificato e liste d’attesa sempre più lunghe. Tuttavia, la carenza di posti letto non è ovunque sinonimo di disservizio. In alcuni territori è il frutto di una scelta precisa di welfare, in altri rappresenta invece una vera e propria emergenza sociale.
Il caso più critico è quello di Valle Imagna e Villa d’Almè. Qui la scarsa presenza di strutture residenziali costringe le famiglie a cercare soluzioni fuori ambito. Il presidente Gianbattista Brioschi parla senza mezzi termini di “forte emergenza”.
“Siamo l’Ambito più carente per posti Rsa – spiega a L’Eco di Bergamo – e indirizziamo le richieste verso Bergamo o Treviolo. Le famiglie lamentano soprattutto le distanze: dover fare decine di chilometri per vedere un parente anziano pesa molto”.
Liste d’attesa e costi elevati
Le liste d’attesa sono lunghissime e spesso la ricerca di un posto diventa una corsa contro il tempo. “Si fa il giro delle quattro chiese”, ammette Brioschi, descrivendo una situazione che rischia di peggiorare con l’aumento dell’età media della popolazione. A complicare ulteriormente il quadro ci sono le rette giornaliere, che arrivano a 90-100 euro al giorno, costringendo molte famiglie a chiedere l’intervento economico dei Comuni.
Per tamponare l’emergenza, l’Ambito fa affidamento sui Centri diurni per anziani, ma la soluzione non basta più. Sul tavolo ci sono nuovi progetti, come l’ipotesi di una casa di riposo ad Almè sull’area ex Ghisalberti, da sviluppare in collaborazione con un privato. A gennaio è prevista un’Assemblea dei sindaci per definire le prossime mosse.
Treviglio e Grumello: un modello diverso
Diversa la lettura proposta dagli Ambiti di Treviglio e Grumello. Pur collocandosi tra le aree con meno posti letto, i rispettivi presidenti respingono l’idea di un’emergenza. Fabio Ferla, presidente dell’Ambito di Treviglio, definisce l’indice «fuorviante» se letto senza contesto.
“Non esiste un obbligo che imponga l’ingresso in Rsa a una certa età – sottolinea –. Noi abbiamo scelto di investire molto sull’assistenza domiciliare, che funziona bene e risponde alle reali esigenze del territorio”.
Secondo Ferla, l’Rsa non è un servizio universale, ma una soluzione spesso riservata a chi ha risorse economiche adeguate, in assenza di una rete familiare o di servizi a domicilio. Una posizione condivisa anche da Luciano Redolfi, presidente dell’Ambito di Grumello:
“Il nostro obiettivo è favorire la permanenza degli anziani nella propria abitazione, anche in presenza di disabilità. L’assistenza domiciliare da noi è molto diffusa e compensa il minor numero di posti in Rsa”.
Due visioni, una sfida comune
Il confronto tra gli Ambiti con minore dotazione di posti letto mette in luce due modelli di welfare. Da una parte, territori come la Valle Imagna, dove la domanda di Rsa è urgente e non più rinviabile, aggravata dalle distanze e dai costi. Dall’altra, realtà che rivendicano una scelta consapevole: spostare il baricentro dell’assistenza dalla struttura alla casa.
In entrambi i casi, però, il nodo resta lo stesso: la sostenibilità economica dell’invecchiamento della popolazione. Che si tratti di ampliare l’offerta residenziale o di rafforzare i servizi domiciliari, le risorse necessarie sono ingenti. Le liste d’attesa, pur lette con cautela, confermano che la richiesta è destinata a crescere.
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