Un episodio grave e ripetuto che ha portato all’arresto e alla custodia cautelare in carcere. Un impiegato di 58 anni è stato arrestato dai carabinieri della stazione di Osio Sotto con l’accusa di corruzione di minore, dopo essere stato sorpreso mentre compiva atti osceni davanti a un bambino di 9 anni con disabilità psichica.
La decisione è stata confermata lunedì 23 febbraio dal giudice per le indagini preliminari Michela Rillosi, che ha disposto la misura del carcere evidenziando “la particolare insidiosità del fatto” e il “concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato”. L’uomo è uscito dall’aula con le manette ai polsi al termine dell’udienza di convalida per direttissima.
Secondo quanto ricostruito, gli episodi si sarebbero verificati almeno tre volte nelle ultime due settimane. Il bambino vive nell’abitazione accanto a quella dell’arrestato e la finestra della sua cameretta si affaccia sul cortile del vicino. È stato proprio il minore, il 14 febbraio, a raccontare al padre quanto accaduto. L’uomo, preoccupato, ha deciso di monitorare la situazione.
Sabato scorso la scena si è ripetuta. Il vicino, nel proprio cortile, avrebbe richiamato l’attenzione del bambino, per poi abbassarsi i pantaloni e compiere atti osceni. Il padre si è recato immediatamente in caserma per sporgere denuncia. I carabinieri hanno quindi organizzato un appostamento per la mattina successiva, documentando l’episodio con un video di circa trenta secondi, ritenuto inequivocabile e acquisito agli atti.
Dopo l’intervento, i militari hanno perquisito il 58enne, trovando sul suo telefono cellulare una fotografia della finestra della cameretta del bambino. Un elemento che ha aggravato ulteriormente la sua posizione.
L’uomo, assistito dall’avvocata d’ufficio Simona Prestipino, ha rilasciato dichiarazioni spontanee durante l’udienza, esprimendo dispiacere per quanto accaduto. Vive con l’anziana madre e ha un impiego stabile. Tuttavia, risulta già gravato da un precedente specifico per violenza aggravata su minorenne risalente al 2014, per il quale era stato condannato a una pena inferiore ai due anni. Nel 2017 aveva intrapreso un percorso psicologico poi interrotto.
La Procura ha richiesto la custodia in carcere, ritenendo insufficienti misure alternative come i domiciliari con braccialetto elettronico. Il giudice ha accolto la richiesta, considerando l’incapacità dell’indagato di controllare i propri comportamenti e il rischio concreto di reiterazione.
L’indagine prosegue per approfondire ogni aspetto della vicenda. Nel frattempo, il minore e la famiglia sono tutelati dal massimo riserbo, come previsto in casi che coinvolgono soggetti vulnerabili.
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