Un uomo di 57 anni residente a Dalmine è finito a processo con l’accusa di illecita diffusione di immagini o video sessualmente espliciti, in relazione a un filmato che avrebbe registrato e poi inviato a un amico tramite WhatsApp.
I fatti risalgono al 16 aprile 2022. Secondo l’accusa, l’imputato avrebbe ripreso un rapporto sessuale consenziente con una donna di 45 anni, senza però informarla della registrazione. Nel video, secondo quanto emerso in aula, il volto della donna sarebbe visibile per alcuni secondi, mentre quello dell’uomo non comparirebbe chiaramente.
Il filmato sarebbe stato accompagnato da un messaggio inviato tramite chat: «Guardalo fino in fondo e riconosci chi è». Da quel momento le immagini avrebbero iniziato a circolare tra diversi telefoni, soprattutto tra persone frequentatrici di un bar della zona, locale abitualmente frequentato sia dall’imputato sia dalla donna.
Il punto centrale del processo non riguarda il rapporto tra i due, che secondo le ricostruzioni sarebbe stato consenziente, ma la successiva diffusione del video senza autorizzazione.
La donna, citata come testimone nel procedimento, non si è presentata all’udienza. La giudice Michela Rillosi ha quindi disposto l’accompagnamento coattivo per la prossima udienza fissata al 9 giugno, quando dovrà essere ascoltata in aula.
Nella stessa udienza è previsto anche l’interrogatorio dell’imputato, assistito dall’avvocato Alessandro Turconi.
Durante il dibattimento sono stati ascoltati alcuni testimoni che avevano ricevuto o visto il filmato. Tra questi l’ex compagno di un’amica della donna, che ha raccontato di averla avvisata dopo aver ricevuto il video.
«Piangeva», ha riferito in aula, descrivendo la reazione della donna quando venne a sapere della diffusione del filmato.
Diversa invece la versione fornita dal titolare del bar, che ha dichiarato di aver parlato con la donna dopo l’episodio. Secondo il suo racconto, non gli sarebbe sembrata particolarmente turbata.
«Abbiamo parlato e non mi sembrava dispiaciuta», ha spiegato. Il testimone ha anche sostenuto di essere convinto che nel video i volti non fossero chiaramente visibili.
Durante l’udienza il pubblico ministero Fabio Magnolo ha però ricordato alcune dichiarazioni rese dallo stesso testimone ai carabinieri durante le prime indagini.
All’epoca, secondo quanto riportato in aula, il testimone avrebbe affermato di aver riconosciuto la casa dell’imputato e il volto della donna nel filmato. In tribunale, tuttavia, ha ridimensionato queste affermazioni, sostenendo di non ricordare bene i dettagli.
L’indagine si basa anche sul numero di telefono del mittente e sul messaggio che accompagnava il video nella chat.
Il procedimento proseguirà quindi nella prossima udienza, quando verranno ascoltati la donna coinvolta e l’imputato, elementi ritenuti fondamentali per chiarire le responsabilità nella diffusione del filmato.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.