Proseguono le indagini sulla profanazione della salma di Pamela Genini, la 29enne uccisa dall’ex compagno e sepolta nel cimitero di Strozza. Un episodio definito di estrema gravità, su cui stanno lavorando i carabinieri del Nucleo investigativo di Bergamo coordinati dalla Procura, con un fascicolo aperto contro ignoti per vilipendio e sottrazione di cadavere.
Nel corso delle ultime ore, è intervenuto anche Francesco Dolci, amico della vittima, attraverso una nota del proprio legale. L’avvocato Eleonora Prandi ha chiarito che il suo assistito non ha reso dichiarazioni spontanee né è stato formalmente ascoltato come persona informata sui fatti, smentendo le ricostruzioni circolate dopo gli eventi. Secondo quanto precisato, Dolci avrebbe fornito esclusivamente elementi informali ritenuti potenzialmente utili alle indagini.
La posizione dell’uomo è stata ulteriormente delineata nella stessa comunicazione, in cui si evidenzia come, a partire dal momento del femminicidio, sarebbe stato vittima di una serie di episodi gravi, tra cui minacce ripetute, aggressioni, lesioni personali, violazioni di domicilio e diffamazioni. Una situazione che il legale ha voluto portare all’attenzione pubblica, ribadendo la fiducia nell’operato delle autorità.
Sul fronte investigativo, emergono dettagli inquietanti riguardo alla profanazione. Le modalità dell’azione fanno ipotizzare il coinvolgimento di più persone, anche in considerazione del peso del feretro, stimato intorno ai 200 chilogrammi. Gli autori avrebbero agito di notte, superando le recinzioni del cimitero e operando con strumenti adeguati.
Particolarmente rilevante è la ricostruzione delle fasi dell’atto. La bara sarebbe stata aperta con un flessibile e successivamente richiusa, con un intervento descritto come preciso e organizzato, fino alla sottrazione della testa della vittima. Un’operazione che suggerisce un tentativo deliberato di non lasciare tracce evidenti e di ritardare la scoperta dell’accaduto.
Il fatto è emerso solo in occasione del trasferimento del feretro dal loculo alla tomba di famiglia. Sono stati gli addetti incaricati a notare anomalie, grazie alla loro esperienza, facendo scattare immediatamente l’allarme e l’avvio delle indagini.
Un altro elemento al vaglio riguarda il sistema di videosorveglianza presente nell’area. Le telecamere installate all’interno e all’esterno del cimitero potrebbero fornire informazioni utili, anche se le registrazioni vengono cancellate dopo una settimana. Gli investigatori hanno acquisito il server e stanno effettuando verifiche tecniche per tentare di recuperare eventuali immagini.
La tempistica della profanazione resta incerta. L’arco temporale ipotizzato va dalla data della sepoltura, avvenuta il 24 ottobre scorso, fino ai giorni immediatamente precedenti alla scoperta, rendendo più complessa la ricostruzione precisa dei fatti.
Il caso continua a suscitare forte attenzione. Le autorità puntano a individuare i responsabili nel più breve tempo possibile, mentre resta alta la preoccupazione per la natura del gesto, ritenuto dagli inquirenti particolarmente grave e riconducibile a dinamiche complesse.
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