A un mese dall’omicidio di Valentina Sarto, la voce della madre Lia Ventura restituisce tutta la profondità di un dolore che non si attenua. “Ho incubi tutte le notti”, racconta, ripercorrendo una tragedia che ha segnato in modo irreversibile la sua vita. La donna chiede giustizia per la figlia, uccisa il 18 marzo nella casa di via Pescaria a Bergamo dal marito Vincenzo Dongellini.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo avrebbe colpito la moglie con 19 coltellate, al culmine di una relazione segnata da tensioni e violenze. Un’escalation che, secondo le testimonianze raccolte, si protraeva da tempo e che si è conclusa con un epilogo drammatico.
Valentina Sarto, una giovane descritta come solare e piena di vita, aveva sposato Dongellini nel maggio del 2025. Nei mesi successivi, però, il rapporto si sarebbe progressivamente deteriorato, tra episodi di controllo, limitazioni e comportamenti aggressivi. La donna, inizialmente restia a raccontare quanto accadeva, aveva poi iniziato a confidarsi con la madre e alcune persone vicine.
La madre ricorda a Bergamonews di averle più volte proposto di lasciare quella situazione. “Le dicevo che sarei andata a prenderla per portarla via”, spiega, sottolineando come la figlia cercasse però di proteggere anche gli altri, rimandando decisioni che si sarebbero rivelate cruciali.
Negli ultimi tempi, Valentina stava cercando una via d’uscita. Aveva iniziato a informarsi sulle modalità per presentare denuncia e avviare le pratiche di separazione. Un percorso interrotto bruscamente dalla violenza, prima che potesse concretizzarsi.
La dinamica dell’omicidio è al centro delle indagini. La versione fornita dall’uomo, che ha parlato di una colluttazione reciproca, è stata ritenuta poco credibile dagli inquirenti. La scena trovata nell’abitazione ha evidenziato un’aggressione unilaterale e particolarmente violenta, con il corpo della vittima rinvenuto senza vita e l’aggressore ferito dopo un tentativo di suicidio.
Il caso rappresenta uno dei primi in cui, a Bergamo, troverà applicazione la nuova normativa sul femminicidio introdotta nel 2025. La legge riconosce questa forma di violenza come fenomeno strutturale, prevedendo strumenti più specifici per il contrasto e la punizione di questi reati.
Per la madre di Valentina, però, resta soprattutto la richiesta di una pena esemplare. “Voglio l’ergastolo”, afferma, indicando nella giustizia l’unica possibile forma di risposta a una perdita così profonda.
Nel frattempo, la famiglia continua a fare i conti con il lutto. È stata avviata anche una raccolta fondi per sostenere chi è stato colpito dalla tragedia, segno di una comunità che cerca di stringersi attorno ai familiari.
Il caso riaccende l’attenzione sul tema della violenza di genere, evidenziando l’importanza di riconoscere i segnali e intervenire tempestivamente. Una riflessione che si intreccia con il dolore privato di una madre, ancora sospesa tra ricordi e richiesta di giustizia.
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