Pamela Genini, terzo giorno di ricerche nei boschi: in campo anche gli speleologi

I carabinieri proseguono le operazioni a Sant’Omobono Terme con unità cinofile specializzate e Soccorso alpino. Si cerca ancora la parte della salma mai ritrovata

Pamela Genini

 Proseguono senza sosta le ricerche dei resti di Pamela Genini nei boschi della Valle Imagna. Mercoledì 21 maggio è scattato il terzo giorno consecutivo di operazioni coordinate dalla Procura di Bergamo nell’ambito dell’inchiesta sulla profanazione della salma della donna, uccisa a Milano e successivamente sepolta nel cimitero di Strozza.

Dopo le prime verifiche nelle aree attorno alla casa di Francesco Dolci e quelle effettuate nella zona del Santuario della Cornabusa, gli investigatori hanno esteso ulteriormente il raggio delle perlustrazioni nel territorio di Sant’Omobono Terme.

Nel primo pomeriggio sono arrivati anche gli speleologi del Soccorso alpino e speleologico, chiamati a supportare i carabinieri nelle verifiche all’interno di alcune grotte e cavità naturali presenti nei boschi della zona. Gli specialisti potrebbero essere impiegati per ispezionare anfratti difficilmente accessibili e zone sotterranee.

Le ricerche si concentrano sulla testa di Pamela Genini, mai ritrovata dopo la profanazione della tomba avvenuta nel cimitero di Strozza. Secondo gli investigatori, il gesto sarebbe stato compiuto in un arco temporale compreso tra il 27 ottobre, data della sepoltura, e il 2 novembre.

A coordinare le indagini sono i carabinieri del Nucleo investigativo di Bergamo insieme ai militari della compagnia di Zogno, sotto la direzione del pubblico ministero Giancarlo Mancusi.

Al momento l’unico indagato è Francesco Dolci, impresario di Sant’Omobono Terme che continua però a dichiararsi estraneo ai fatti. L’uomo ha sempre respinto ogni accusa, sostenendo l’esistenza di un presunto complotto e parlando di ambienti e situazioni problematiche che, secondo la sua versione, avrebbero coinvolto Pamela.

Durante la mattinata di mercoledì i carabinieri cinofili arrivati da Firenze hanno perlustrato nuove porzioni di bosco con i cani specializzati nella ricerca di resti umani. Gli animali sono stati condotti lungo sentieri, rocce, pertugi e zone particolarmente impervie, seguendo un piano operativo definito dagli investigatori.

Le operazioni vengono portate avanti attraverso una suddivisione precisa del territorio in aree di ricerca, elaborate sulla base di elementi investigativi sui quali gli inquirenti mantengono il massimo riserbo.

L’area interessata dalle verifiche resta molto vasta e complessa dal punto di vista ambientale. Proprio per questo motivo le attività potrebbero proseguire ancora nei prossimi giorni.

Redazione

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