Innovazione nelle Pmi familiari italiane: il ruolo dell’Università di Bergamo nel report fra le nuove sfide

Tra crescita degli investimenti, concentrazione e nuove sfide tra governance e intelligenza artificiale: il report di POLIMI col contributo di UniBg

Report e progetto di ricerca

Il report “L’innovazione delle piccole e medie imprese familiari italiane” è stato presentato nell’ambito del progetto Innovation Strategy & Family Business della POLIMI School of Management – Progetto IF!.

La ricerca è stata realizzata con il CYFE – Università degli Studi di Bergamo (UniBg) come research partner, Fondazione PwC Italia come strategic partner e Assolombarda e Vistage come partner.

Il campione analizza oltre 6.300 imprese familiari italiane con fatturato tra 20 e 150 milioni di euro, integrando dati di bilancio, brevetti, analisi LinkedIn, 40 interviste e tre workshop con oltre 50 aziende.

Innovazione e investimenti nelle Pmi familiari

Secondo i dati del report:

“Come e quanto innovano le piccole e medie imprese familiari italiane? Solo una su 10 mette a bilancio spese di ricerca e sviluppo, e tra il 2020 e il 2024 il numero si è ridotto dell’11%. Negli stessi anni però l’investimento totale è cresciuto del 17%, divenendo più strutturato e concentrato in meno aziende, in genere con una minor quota di proprietà in mano alla famiglia e dunque più aperte all’esterno”.

Le imprese tra 11 e 50 anni generano circa l’80% della R&S.

Distribuzione territoriale e cluster innovativi

Le 100 imprese più innovative si concentrano principalmente in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

La Lombardia si conferma regione capofila con 163 imprese innovative, seguita da Veneto ed Emilia-Romagna.

In termini relativi, la Lombardia rappresenta circa il 27% delle imprese top innovative del campione, confermandosi primo polo nazionale per concentrazione assoluta, mentre il Nord Italia complessivamente raccoglie la quota maggioritaria delle realtà ad alta intensità innovativa.

Parallelamente, in termini di incidenza percentuale sul totale regionale, emergono valori più elevati nel Mezzogiorno:

  • Puglia 15,9%
  • Sardegna 14,9%
  • Lazio 12%
  • Campania 10,4%
  • Piemonte 10,1%
  • Veneto 9,1%

Brevetti e concentrazione dell’innovazione

“I brevetti sono oltre 75.000 ma concentrati in appena un quarto delle aziende analizzate”.

Le imprese brevettanti sono 1.730 e l’86,5% dei brevetti non ha ricevuto citazioni.

Settori più innovativi

  • Veicoli a motore e componenti (30,8%)
  • Software e servizi Ict (28,6%)
  • Elettronica e ottica (27,1%)
  • Meccanica strumentale (24,3%)
  • Farmaceutica (23,1%)
  • Apparecchi elettrici (23,1%)

Governance, apertura e collaborazione

Le imprese più innovative mostrano una minore concentrazione della proprietà familiare e una maggiore apertura a capitali e competenze esterne.

La collaborazione con università, partner industriali e filiere rappresenta un elemento chiave per l’innovazione.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale

Secondo il report:

“Gli imprenditori riconoscono il valore dell’AI ma come strumento a tutela per non perdere terreno, non ancora come leva strategica di crescita”.

L’adozione dell’AI è spesso non strutturata e guidata dai dipendenti, configurando fenomeni di “shadow AI”.

Comunicazione e presenza digitale

“7 imprese su 10 hanno LinkedIn ma dedicano all’innovazione solo 1 post su 8.”

Commento di Cristina Bettinelli (UniBg)

“Il CYFE dell’Università degli studi di Bergamo è un centro di ricerca dedicato all’imprenditorialità giovanile e familiare e si occupa da oltre 15 anni di investigare le dinamiche che caratterizzano le PMI italiane. I dati di questo rapporto ci confermano che né le grandi né le piccole e medie imprese possono più pensare di sviluppare processi innovativi in completa autonomia e facendo leva esclusivamente sulle risorse interne. In un contesto competitivo in continuo cambiamento, la capacità di fare sistema e di collaborare diventa essenziale. Noi per primi lo testimoniamo con questa collaborazione tra l’Università degli studi di Bergamo e il Politecnico di Milano, dimostrando come insieme si possa costruire maggiore impatto”.

Commento di Emanuela Rondi (POLIMI)

“Le PMI familiari rappresentano il cuore del sistema socio-economico italiano, eppure sono ai margini del dibattito sull’innovazione, che si concentra su startup, grandi gruppi tecnologici e centri di ricerca. Noi invece abbiamo voluto occuparcene e ingaggiarle, scoprendo che innovano molto più di quanto i loro bilanci lascino intuire: si tratta per lo più di miglioramenti incrementali, soluzioni nate sul campo, collaborazioni con clienti e fornitori che gli strumenti standard catturano solo in parte. Per capire davvero occorre integrare lo studio dei dati numerici con l’ascolto diretto dei protagonisti. Da questa lettura emergono le tre sfide su cui si gioca il futuro delle PMI familiari: misurare l’innovazione, per poterla gestire; valorizzarla, trasformandola in un vantaggio competitivo che porta a un risultato economico; comunicarla, per non perdere parte del valore potenziale. Senza dimenticare il tema generazionale: è nel dialogo tra chi guida l’impresa e chi subentra che si gioca buona parte della partita”.

Sintesi finale

Le PMI familiari italiane innovano più di quanto emerga dai bilanci, ma l’innovazione resta spesso incrementale e concentrata nelle filiere.

La crescita futura dipenderà dalla capacità di integrare governance, apertura, collaborazione e una gestione strategica dell’intelligenza artificiale.

Redazione

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