Un’esistenza segnata dal lavoro e dalla quotidianità
Ci sono percorsi di vita che scorrono senza scosse apparenti, costruiti su abitudini semplici e impegno costante. È il caso di Leonardo Canziani, classe 1960, originario di San Giovanni Bianco, che per oltre vent’anni ha lavorato alla Cartiera Cima nello stesso comune. Dal 2012 ha poi trovato occupazione nel settore delle pulizie presso i supermercati, mantenendo una routine scandita dal lavoro e dagli affetti familiari.
Il giorno che ha cambiato tutto: il 13 ottobre 2023
Tutto si interrompe il 13 ottobre 2023, quando nella sua abitazione avviene il primo segnale della crisi. Una collaboratrice domestica era impegnata nelle pulizie quando il padre, non vedendolo, inizia a chiedere dove fosse.
“Ero nella mia camera da letto, completamente sudato e in gravi condizioni. La collaboratrice domestica mi ha sorretto e immediatamente è stato richiesto l’intervento dei soccorsi”, racconta Leonardo Canziani.
Il ricovero al Papa Giovanni XXIII e il coma farmacologico
Trasportato d’urgenza all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dai medici a Canziani viene diagnosticato un ictus. La situazione clinica è così grave da rendere necessario il coma farmacologico, nel quale rimane per tre mesi.
“Non ricordo quasi nulla, solo degli incubi”, rammenta lui.
Il risveglio e le condizioni critiche post-coma
Terminato il coma, il percorso si fa ancora più complesso. Leonardo viene trasferito all’ospedale di San Giovanni Bianco, dove viene alimentato tramite sonda, presenta tracheotomia e catetere e non è in grado di parlare. Le condizioni sono estremamente compromesse.
“Dissero alle mie nipoti di prepararsi al peggio perché la situazione era molto grave. Me lo hanno raccontato loro dopo, io non ricordo molto di quei momenti”, spiega.
I primi movimenti e l’intevento del dottor Salvi
Nonostante il quadro clinico, iniziano lentamente i primi tentativi di movimento e i primi passi. In questa fase interviene il dottor Giampietro Salvi, neurologo presso l’Istituto Clinico Quarenghi, che segue direttamente il caso. Dopo l’osservazione dei progressi, dispone il trasferimento alla Clinica Quarenghi, dove Leonardo rimane per quattro mesi di intensa riabilitazione.
“Giorno dopo giorno, grazie al lavoro dell’équipe medica e soprattutto alla mia determinazione, ho recuperato capacità che sembravano ormai perdute. Dalla sedia a rotelle sono passato al deambulatore e, progressivamente, ho riconquistato la mia autonomia”, dichiara.
Il percorso riabilitativo e le conseguenze residue
Nonostante i miglioramenti, permangono alcune conseguenze dell’ictus: problemi ai piedi, alle dita della mano sinistra e difficoltà nella deglutizione. Il recupero complessivo ha sorpreso anche gli operatori sanitari. Fondamentale il sostegno della famiglia, in particolare delle due nipoti.
La gratitudine e la testimonianza del dottor Salvi
Leonardo definisce gli operatori della Clinica Quarenghi «straordinari». Molti lo considerano un caso eccezionale, quasi un “miracolato”. Nove mesi di lotta tra ospedali e riabilitazione hanno portato a una rinascita.
Il dottor Giampietro Salvi spiega il caso del sangiovannese dal punto di vista scientifico ma anche filosofico e umano. “La coscienza non ha fretta di morire. Questo conferma, ancora una volta, la storia di Leonardo. Oggi i progressi della medicina fanno si che molte persone che anni fa erano destinate a morire ora vengano salvate, riabilitate e reinserite nella società. Leonardo conferma inoltre che quel che succede durate il coma non viene ricordato fino a quando non ci si sveglia e si ricomincia a interagire con l’ambiente. Questa rinascita può durare settime, mesi e per i casi più gravi anni. Il recupero della coscienza il riappropriarsi delle capacità fisiche cognitive e relazionali sono i temi rilevanti di questa sua rinascita.
La durata, l’enorme difficoltà del trattamento presuppongono un impegno notevole di conoscenze e risorse umane e in questa opera di recupero i famigliari sono risorse importanti del percorso terapeutico. Confesso che nonostante anni di lavoro ancora mi capita di restare stupito e meravigliato di fronte al paziente in stato di coma, dove il confine tra vita e morte è avvolto da un mistero impenetrabile che la scienza è riuscita a spiegare solo in minima parte”.
Una rinascita che diventa testimonianza
La storia di Leonardo Canziani rappresenta un esempio concreto di resilienza, in cui cure mediche, riabilitazione e sostegno familiare hanno permesso un recupero significativo dopo una condizione clinica estrema.
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