Il dialogo tra medicina e tecnologia al centro
San Pellegrino Terme ha ospitato sabato 4 luglio al Bigio il quinto convegno dedicato alla robotica e alle tecnologie applicate alla neuroriabilitazione, un appuntamento che ha unito ricerca scientifica, innovazione ed emozione.
L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione Genesis in collaborazione con l’Istituto Clinico Quarenghi, l’Ordine dei Fisioterapisti di Bergamo e l’Associazione Amici Traumatizzati Cranici (AATC).
Il tema centrale della giornata è stato il rapporto sempre più stretto tra medicina e bioingegneria, due discipline che attraverso il confronto continuo possono offrire nuove possibilità ai pazienti con problematiche neurologiche.
“Questo convegno ha un valore sia simbolico che culturale – spiega Stefano Mazzoleni, professore di Bioingegneria e BioRobotica al Politecnico di Bari e alla Scuola IMT Alti Studi Lucca –. È importante far dialogare fra loro ingegneri e staff clinico, affinché si imparino a conoscere i rispettivi settori. Questo convegno è proprio un esempio di come professionisti di diversi ambiti possano colloquiare a beneficio dei pazienti”.
La robotica come supporto per i pazienti neurologici
Durante il convegno è stato evidenziato come i sistemi robotici possano rappresentare un valido aiuto nel percorso di recupero funzionale di persone colpite da patologie neurologiche, tra cui l’ictus.
Come sottolineato da Mazzoleni, gli studi scientifici hanno già dimostrato numerosi benefici, anche se il percorso di ricerca non è ancora concluso.
“Nel mio intervento ho voluto dimostrare come i sistemi robotici possano aiutare i pazienti con problemi neurologici, ad esempio, colpiti da ictus. Dobbiamo però continuare a lavorare affinché, nei prossimi anni, si possano sviluppare protocolli sperimentali per dimostrare quali pazienti, e quindi quali altre patologie neurologiche, possano beneficiare maggiormente della robotica”.
Tra le persone maggiormente coinvolte dagli sviluppi della tecnologia riabilitativa ci sono i pazienti affetti da Parkinson.
Sensori e dispositivi indossabili per individuare i segnali della malattia
Sul tema è intervenuta Ilaria Arcolin degli Istituti Clinici Scientifici Maugeri IRCSS, che ha spiegato l’importanza delle valutazioni strumentali del movimento.
“Durante le nostre valutazioni strumentali nel cammino su soggetti malati di Parkinson è emersa la presenza di alterazioni non percettibili già nelle prime fasi della malattia. È quindi importante intervenire subito”.
Anche la professoressa Elena Bergamini dell’Università di Bergamo ha approfondito il ruolo dei dispositivi tecnologici applicati alla riabilitazione, illustrando il valore dei sensori indossabili.
Nella sua analisi ha spiegato come i device possano aiutare a “estrarre informazioni per monitorare se un intervento riabilitativo è efficace o meno. Questi sensori, chiamati inerziali, possono essere indossati anche a casa”.
La riabilitazione entra nella quotidianità dei pazienti
Uno degli argomenti più discussi durante la giornata è stato quello della domiciliarità, ovvero la possibilità di utilizzare alcune tecnologie direttamente nell’ambiente domestico.
La professoressa Maria Luisa Gandolfi dell’Università di Verona ha spiegato il valore di questi strumenti nel monitoraggio quotidiano.
“Alcune tecnologie robotiche possono essere indossate anche a casa, durante l’attività quotidiana. L’uso casalingo ci permette di monitorare gli aspetti più disabilitanti su cui poi intervenire con la riabilitazione e ci offre uno sguardo sul paziente anche fuori dall’ospedale”.
L’utilizzo di dispositivi tecnologici fuori dalle strutture sanitarie potrebbe quindi permettere una valutazione più completa delle difficoltà affrontate dai pazienti nella vita di tutti i giorni.
Il premio Bruno Quarenghi al professor Robert Riener
Come da tradizione, al termine dell’incontro l’Associazione Genesis ha consegnato il terzo premio “Bruno Quarenghi, tecnologia e innovazione”, riconoscimento dedicato alla memoria del direttore tecnico dell’Istituto Clinico Quarenghi di San Pellegrino Terme, ruolo ricoperto per oltre 50 anni.
Il premio è stato assegnato al professor Robert Riener del Politecnico federale di Zurigo per il suo importante contributo nel campo della robotica riabilitativa.
Tra le sue principali ideazioni figura il rocking bed “Somnomat”, un letto robotizzato progettato per fornire una stimolazione vestibolare controllata durante il sonno e contribuire al miglioramento della qualità del riposo.
Riener è inoltre il fondatore del Cybathlon, una competizione internazionale simile a un’olimpiade dedicata alle persone con disabilità che utilizzano tecnologie assistive avanzate, tra cui esoscheletri e protesi robotiche.
“Per me è stato un grande onore ricevere questo premio – dichiara un emozionato Riener -. Apprezzo molto il lavoro che viene fatto in Italia nell’ambito della robotica nella neuroriabilitazione e vengo molto volentieri a San Pellegrino Terme, dove incontro grandi professionisti”.
Il riconoscimento a un ricercatore visionario
La scelta del premiato è stata commentata anche dal presidente dell’Associazione Genesis, il dottor Giampietro Salvi, neurologo dell’Istituto Quarenghi.
“Siamo molto contenti di aver premiato Riener, relatore sempre presente ai nostri convegni – dichiara Salvi, presidente dell’Associazione Genesis –. I suoi lavori hanno contribuito, e contribuiranno, a migliorare la qualità della vita di molte persone. Il suo approccio visionario alla robotica è di ispirazione per tutti noi”.
La storia di Giovanni Zanda chiude una giornata di emozioni
A chiudere il convegno è stata una testimonianza capace di unire tecnologia, forza personale e speranza.
Protagonista Giovanni Zanda, giovane bergamasco rimasto coinvolto cinque anni fa in un incidente stradale che gli ha causato la perdita dell’uso di entrambe le gambe.
La sua esperienza ha emozionato i presenti grazie a un messaggio fatto di coraggio, determinazione e positività. Una forza che lo ha portato, pochi giorni prima dell’evento, a conquistare il titolo di campione europeo di paracanoa.
Il suo motto, che porta anche nelle scuole attraverso la propria testimonianza, racchiude il significato del suo percorso:
“Nella vita nulla è facile ma nulla è impossibile”.

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