Un Consiglio istituzionale, non un circolo privato
L’ingresso dell’Associazione “Pro Vita” nel Consiglio delle donne di Bergamo ha suscitato una vivace discussione. Simone Paganoni, già consigliere comunale per 35 anni, in una lettera alla redazione di Bergamo News esprime forti perplessità sulla volontà di alcune parti politiche e associazioni – Bergamo Non Una di Meno – di escludere l’organizzazione. Secondo Paganoni, il Consiglio delle donne è un organismo istituzionale e non può essere trattato come un circolo privato in cui si decide arbitrariamente chi può partecipare.
L’ex consigliere sottolinea che il principio democratico impone di accogliere anche idee contrarie alle proprie, purché rispettino la Costituzione. Citando il Presidente Pertini, Paganoni ricorda che “alla più perfetta delle dittature preferirò sempre la più imperfetta delle democrazie”, evidenziando come la democrazia richieda il confronto, anche su posizioni distanti.
Libertà di espressione e pluralismo
Paganoni critica aspramente la volontà di censurare l’associazione, chiedendosi su quali basi democratiche si fondino le richieste di esclusione. L’ex consigliere paragona la situazione a un sistema in cui chi perde un referendum o un’elezione non avrebbe più diritto di parola o di rappresentanza istituzionale. L’Italia, ricorda, ha deciso a favore della legge 194 tramite referendum, ma ciò non può impedire a chi si oppone di esprimere il proprio pensiero.
Un invito al dialogo democratico
Pur dichiarandosi distante dalle posizioni di Pro Vita, Paganoni ribadisce l’importanza di combattere le idee con il confronto e la forza della ragione, non con la censura. L’esclusione di un’associazione oggi potrebbe aprire la strada a ulteriori esclusioni arbitrarie domani, avverte, sollevando il rischio di derive antidemocratiche.
Paganoni sottolinea inoltre che il Consiglio delle donne non discute esclusivamente di interruzione di gravidanza. Pertanto, vietare l’accesso a Pro Vita significherebbe creare una distinzione tra donne di “serie A”, che possono partecipare al dibattito, e donne di “serie B”, a cui verrebbe negato il diritto di parola.
Un appello alla democrazia
Concludendo la sua riflessione, Paganoni invita a non sacrificare il pluralismo e la democrazia sull’altare dell’omogeneità ideologica. Solo il confronto aperto, anche con posizioni opposte, può garantire una società libera e rispettosa dei diritti di tutti.
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