Omicidio di Sharon, il Comune di Terno non si costituisce parte civile: polemiche dalle opposizioni

Critiche al sindaco Gianluca Sala per la scelta di non costituire il Comune parte civile nel processo per l’omicidio di Sharon Verzeni. Le minoranze attaccano: “Segnale mancato sulla violenza di genere”

La decisione del sindaco di Terno d’Isola, Gianluca Sala, di non costituire il Comune parte civile nel processo a Moussa Sangare, accusato dell’omicidio di Sharon Verzeni, ha scatenato dure polemiche da parte delle opposizioni. La scelta è stata motivata con la volontà di investire in azioni concrete per contrastare la violenza di genere piuttosto che intraprendere una battaglia legale. Tuttavia, questa posizione è stata già criticata dalla Rete bergamasca contro la violenza, e ora le contestazioni arrivano anche da Eugenio ed Ermanno Alborghetti (Terno Attiva), Ferdinando Riccioli (Centrodestra ternese) e Corrado Centurelli (Futuro Insieme), che hanno diffuso una lettera aperta contro la decisione del primo cittadino.

Le accuse delle opposizioni: “Un’occasione mancata”

Secondo i firmatari della lettera, il sindaco avrebbe dovuto dare un segnale chiaro alla cittadinanza schierandosi apertamente nel processo per l’omicidio della giovane Sharon Verzeni. Nella lettera si sottolinea che il problema della sicurezza nel comune non riguarda solo questo caso, ma anche una serie di episodi di criminalità e degrado che, a loro dire, sono stati trascurati negli ultimi anni.

Le opposizioni accusano l’amministrazione di non aver fatto abbastanza per contrastare la microcriminalità nel territorio e sostengono che la decisione di Sala rappresenti una mancanza di sensibilità nei confronti della violenza di genere. Parificare i problemi di sicurezza urbana con un femminicidio, sostengono i critici, è un errore grave, perché si tratta di fenomeni distinti che necessitano di interventi mirati.

Il sindaco sotto accusa: “Dov’è stata l’azione negli ultimi sei anni?”

Un altro punto centrale della lettera è la coerenza delle azioni dell’amministrazione. I firmatari si chiedono perché il sindaco parli solo ora di iniziative efficaci contro la violenza di genere, dopo sei anni di amministrazione in cui, secondo loro, non sono state adottate misure concrete.

Inoltre, le opposizioni sottolineano che non costituirsi parte civile equivale a un segnale mancato nei confronti delle donne che subiscono violenza. La mancata adesione del Comune al processo, proseguono, riduce la credibilità dell’amministrazione sulle politiche di contrasto alla violenza di genere, rendendo meno incisiva la partecipazione futura a campagne e manifestazioni su questo tema.

Il sostegno alla Rete bergamasca contro la violenza

Le minoranze politiche di Terno d’Isola si allineano alla posizione della Rete bergamasca contro la violenza, che ha espresso preoccupazione per la decisione del sindaco. Nella lettera, i consiglieri si dicono disponibili a collaborare con l’associazione, insieme ai cittadini, per supportare iniziative concrete a tutela delle donne vittime di violenza.

La polemica, dunque, non si placa e solleva interrogativi su come l’amministrazione comunale intenda effettivamente affrontare il problema della violenza di genere e della sicurezza urbana nei prossimi anni.

Redazione

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