La febbre del Nilo, o West Nile Virus, torna a far parlare di sé dopo il decesso di un’anziana paziente ricoverata all’ospedale San Giovanni di Dio di Fondi (Latina). Il virus, già sotto osservazione dalle autorità sanitarie, ha colpito altre sei persone nella stessa provincia, di cui due in gravi condizioni. Tuttavia, il Ministero della Salute ha rassicurato che l’andamento epidemiologico è in linea con gli anni precedenti, e tutte le misure previste dal Piano Nazionale Arbovirosi 2020-2025 sono state attivate.
Per fare chiarezza su una patologia ancora poco conosciuta, è intervenuto il dottor Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo, il quale ha ribadito come la prevenzione passi principalmente dalla lotta alla proliferazione delle zanzare.
Sintomi lievi nella maggior parte dei casi
Il virus è trasmesso da punture di zanzare del genere Culex, le stesse che pungono soprattutto all’alba e al tramonto. «Nella maggior parte dei casi – ha spiegato Marinoni a Bergamonews – l’infezione decorre in modo asintomatico. Solo il 20% delle persone infette manifesta sintomi lievi, tra cui febbre, mal di testa, nausea e sfoghi cutanei». Nei bambini e nei giovani, la febbre è generalmente moderata e transitoria, mentre negli anziani e nei soggetti fragili le conseguenze possono essere più gravi, talvolta con interessamento neurologico.
La forma neuro-invasiva, la più pericolosa, si verifica in meno dell’1% dei casi. Nei soggetti colpiti, può essere necessario il ricovero ospedaliero, con trattamenti di supporto. La diagnosi avviene attraverso esami di laboratorio sul sangue e, se necessario, sul liquido cerebrospinale.
I consigli per difendersi: occhio all’acqua stagnante
La prevenzione, secondo Marinoni, si basa sul controllo ambientale. «Fondamentale è eliminare ogni possibile ristagno d’acqua, dove le zanzare possono deporre le uova», ha detto. Sottovasi, pneumatici dismessi, cortili e giardini sono i luoghi più a rischio. Ma anche i Comuni devono fare la loro parte con trattamenti larvicidi regolari nei tombini e nelle aree pubbliche.
In parallelo, il Ministero della Salute ha ribadito alcune misure semplici ma efficaci:
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Utilizzo di repellenti specifici;
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Indossare indumenti lunghi nelle ore a rischio;
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Installare zanzariere alle finestre;
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Svuotare regolarmente contenitori con acqua stagnante, comprese le ciotole per animali.
Una malattia sotto monitoraggio continuo
Il Ministero, in collaborazione con la Regione Lazio, l’Istituto Superiore di Sanità, il Centro Nazionale Sangue e quello Trapianti, ha attivato un sistema costante di sorveglianza. Attualmente, non esistono vaccini o terapie antivirali specifiche per la febbre del Nilo, ma il sistema sanitario nazionale è organizzato per individuare precocemente i casi e ridurre al minimo il rischio di diffusione.
«La febbre del Nilo non si trasmette da persona a persona – ha chiarito Marinoni – e il suo impatto è generalmente contenuto. Tuttavia, la prevenzione è essenziale, e deve partire da una responsabilità condivisa tra istituzioni e cittadini».
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