West Nile: come si trasmette e chi è a rischio
La febbre del Nilo occidentale, conosciuta anche come West Nile, è un’infezione virale trasmessa principalmente dalle zanzare del genere Culex, che colpiscono soprattutto dalla sera all’alba. Gli uccelli selvatici costituiscono il serbatoio naturale del virus, mentre uomini e cavalli sono considerati ospiti accidentali. L’infezione può insorgere anche in assenza di puntura, sebbene raramente, attraverso trasfusioni di sangue, trapianti d’organo o trasmissione materno-fetale (gravidanza, parto e allattamento).
Sintomi della febbre del Nilo: fino a forme neuroinvasive
La maggior parte delle persone infettate non presenta sintomi o manifesta sintomi lievi come sfoghi cutanei, nausea o vomito, che spesso non vengono associati al virus. Solo un quinto dei soggetti infettati sviluppa disturbi visibili. Nei casi più rari, circa l’1%, il virus può causare febbre alta, mal di testa intenso e sintomi neurologici, arrivando in alcuni casi a forme neuroinvasive gravi come meningite o encefalite, con possibili esiti letali. I soggetti più vulnerabili sono anziani, immunodepressi e persone con patologie croniche come diabete o insufficienze cardiopolmonari.
Niente vaccino, si trattano i sintomi
Attualmente non esistono terapie antivirali specifiche né vaccini per la febbre del Nilo. Si può intervenire solo con trattamenti di supporto in base ai sintomi: antipiretici per la febbre, antidolorifici per i dolori muscolari, antistaminici per le manifestazioni cutanee. È importante evitare l’automedicazione e consultare sempre un medico. In caso di complicazioni, il ricovero ospedaliero permette un monitoraggio più accurato e cure sintomatiche avanzate.
Misure di prevenzione: come proteggersi dalle punture
Per ridurre il rischio di puntura è fondamentale eliminare ogni possibile ristagno d’acqua, habitat ideale per la deposizione delle uova. È utile svuotare sottovasi, secchi, bidoni, grondaie e piccole piscine, e usare repellenti cutanei nelle ore serali e notturne. A casa, si consiglia di installare o abbassare le zanzariere. All’aperto, dal tramonto all’alba, è raccomandato indossare abiti a maniche lunghe e pantaloni per proteggere la pelle esposta.
Il ruolo dei Comuni nella lotta alle zanzare
Il Piano Nazionale di Prevenzione, Sorveglianza e Risposta alle Arbovirosi (PNA), adottato dal Ministero della Salute, definisce le linee guida per la prevenzione e il controllo dei virus trasmessi da zanzare come West Nile, Dengue, Chikungunya e Zika. In questo ambito, i Comuni sono chiamati a effettuare trattamenti larvicidi e adulticidi, per contenere la presenza di zanzare e ridurre la possibilità di trasmissione delle infezioni.
Donazioni di sangue: la sorveglianza indiretta
Molti soggetti scoprono di essere entrati in contatto con il virus durante la donazione del sangue, quando emergono gli anticorpi specifici. Questo fenomeno contribuisce a identificare le infezioni asintomatiche e a intervenire precocemente evitando la trasmissione tramite emoderivati.
Chikungunya: il virus trasmesso dalla zanzara tigre
La Chikungunya è un’altra infezione virale trasmessa da zanzare del genere Aedes, in particolare la zanzara tigre, attiva nelle ore diurne (al contrario del Culex). Il nome Chikungunya significa “ciò che curva”, in riferimento ai forti dolori articolari e muscolari che può causare. I sintomi includono anche mal di testa, febbre elevata ed eruzioni cutanee, sebbene in numerosi casi il decorso sia asintomatico.
Chikungunya in Italia: situazione sotto controllo
I casi rilevati nel nostro Paese sono limitati e, nella maggior parte, riguardano soggetti rientrati da viaggi all’estero, che manifestano i sintomi una volta tornati in Italia. Non sono stati segnalati focolai gravi, ad eccezione di alcuni episodi isolati in Emilia-Romagna. Ad oggi, non esistono serbatoi endemici confermati nel territorio bergamasco.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.