L’interrogazione in Consiglio: chiarezza sul contratto
Mercoledì 4 settembre 2025, in Consiglio comunale si è riaccesa la polemica attorno al Bù Bistrot, il locale all’interno dei giardini dell’Accademia Carrara, attivo da circa un anno. A riportare l’attenzione sul caso è stata Ida Tentorio, consigliera comunale di Fratelli d’Italia, che ha presentato una nuova interrogazione sull’affidamento della gestione alla società Finlatt, mettendo in dubbio le modalità di selezione.
Tentorio sostiene che l’accordo tra Fondazione Accademia Carrara e Finlatt sia “palesemente fuori mercato”, accusando la Fondazione di aver siglato un’intesa di tipo privatistico e non derivante da una regolare gara d’appalto. Oggetto della contestazione anche il canone d’affitto: 40.000 euro annui – pari a 3.333 euro al mese – per uno spazio di 940 metri quadrati in una delle location più prestigiose della città, a cui si aggiunge una percentuale del 5% sui ricavi oltre gli 800.000 euro annuali.
Tentorio ha concluso il suo intervento ponendo una domanda retorica: “La gestione così personale di un bene della Città di Bergamo non va profondamente rivista?”, suggerendo addirittura un possibile coinvolgimento dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac).
Le accuse di Fratelli d’Italia partono da lontano
Non si tratta del primo attacco da parte del partito: già nei mesi scorsi, il senatore Giuli Terzi di Sant’Agata aveva interrogato il ministro della Cultura Alessandro Giuli, lamentando un episodio avvenuto nel luglio 2025, quando una festa privata al bistrot si sarebbe protratta fino a tarda sera, disturbando la quiete dei giardini. Il senatore aveva chiesto chiarimenti anche sul legame tra il bistrot e la pinacoteca.
Gandi: “Servizio apprezzato, nessuna irregolarità”
Alla polemica ha risposto in via ufficiosa, attraverso le colonne de L’Eco di Bergamo, il vicesindaco e assessore alla Cultura Sergio Gandi, ribadendo che il bistrot non è un elemento slegato dalla funzione museale della Carrara, bensì un complemento all’offerta culturale e turistica.
“È un servizio molto apprezzato da cittadini e visitatori e completa il museo, inserendosi in uno spazio espositivo”, ha precisato Gandi.
Bonaldi: “Nessuna gara? Siamo un ente di diritto privato”
A chiarire ulteriormente la posizione della Fondazione è stato Gianpietro Bonaldi, general manager della Carrara, che ha ricordato come l’ente, per volontà politica trasversale – giunta Tentorio, giunta Gori e attuale amministrazione – sia stato sempre riconosciuto come ente di diritto privato.
“Agiamo come soggetto privato, anche nella selezione dei gestori”, ha dichiarato Bonaldi, specificando che Finlatt ha presentato l’offerta più vantaggiosa, anche sul piano economico. Ha poi sottolineato il grande successo di pubblico e stampa riscosso dal bistrot e dai giardini circostanti, citando come esempio il riconoscimento della rivista Artribune, che ha premiato il Bù Bistrot come miglior ristorante di museo all’inizio del 2025.
Una vicenda che mette in luce il rapporto tra pubblico e privato
L’intera questione solleva ancora una volta il dibattito sul ruolo delle fondazioni culturali nella gestione di beni pubblici. Se da un lato c’è chi, come Fratelli d’Italia, rivendica trasparenza e gare pubbliche per l’uso di spazi comunali, dall’altro c’è chi, come la Fondazione, agisce nel perimetro della legittimità normativa propria degli enti di diritto privato, anche in ambito culturale.
La vicenda resta aperta, ma le posizioni appaiono chiare: da un lato le accuse di privatizzazione mascherata, dall’altro la rivendicazione di una scelta conforme al modello gestionale approvato negli anni da diverse amministrazioni cittadine.
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Vengano tolti tutti gli aiuti pubblici e comunali ! Si deve mantenere con le proprie forze ! Troppo comodo dire che è un ente privato e poi vuole soldi pubblici !