Da Bergamo al mondo: la chirurgia italiana rivoluziona il trattamento della cardiomiopatia ipertrofica

La tecnica del “taglio delle corde tendinee secondarie”, sviluppata a Bergamo dal cardiochirurgo Paolo Ferrazzi, ottiene risultati eccellenti a lungo termine pubblicati su JACC e consolida il ruolo dell’Italia come punto di riferimento europeo nella chirurgia della cardiomiopatia ipertrofica, aprendo nuove prospettive per la precision medicine and surgery

La ricerca su JACC: il valore della tecnica chirurgica italiana

Una nuova conferma del ruolo di primo piano della cardiochirurgia italiana arriva dalla pubblicazione sul Journal of the American College of Cardiology (JACC), una delle riviste scientifiche più autorevoli al mondo nel settore cardiologico, dello studio dedicato ai risultati a lungo termine di una tecnica innovativa per il trattamento della cardiomiopatia ipertrofica.

La procedura, conosciuta come “taglio delle corde tendinee secondarie” associato alla miectomia, è stata ideata dal dottor Paolo Ferrazzi, Direttore Scientifico della International Heart School Foundation L. Parenzan, e applicata per la prima volta a Bergamo nel 2009.

Lo studio dimostra come questo approccio chirurgico personalizzato possa rappresentare un importante passo avanti verso la precision medicine and surgery, grazie alla capacità di adattarsi a una patologia estremamente eterogenea dal punto di vista clinico, anatomico, fisiopatologico e genetico.

Cardiomiopatia ipertrofica: una malattia genetica frequente 

La cardiomiopatia ipertrofica interessa circa una persona ogni 500. È caratterizzata dall’ispessimento del muscolo cardiaco e da alterazioni della valvola mitralica, condizioni che possono ostacolare il normale deflusso del sangue dal ventricolo sinistro.

Le conseguenze possono essere rilevanti e comprendono scompenso cardiaco, fibrillazione atriale e un conseguente aumento del rischio di ictus.

Questa patologia rappresenta inoltre una delle cause più frequenti di morte cardiaca improvvisa nei giovani atleti, soprattutto durante lo sforzo fisico, anche in soggetti apparentemente sani e nel pieno dell’attività sportiva agonistica.

Nei pazienti con forma ostruttiva sintomatica, la chirurgia rappresenta spesso l’unica soluzione realmente efficace, nonostante i recenti progressi della terapia farmacologica nei casi meno avanzati.

Il “taglio delle corde” supera i 1.100 interventi 

La tecnica chirurgica sviluppata dal dottor Paolo Ferrazzi presso gli Ospedali Riuniti di Bergamo, oggi ASST Papa Giovanni XXIII, è stata successivamente applicata per oltre dieci anni al Policlinico di Monza, diventato il centro europeo più importante per il trattamento chirurgico della cardiomiopatia ipertrofica.

Grazie a questo approccio sono stati eseguiti complessivamente oltre 1.100 interventi.

I dati pubblicati su JACC evidenziano che la sopravvivenza a lungo termine dei pazienti operati risulta sovrapponibile a quella della popolazione generale della stessa età e sesso.

La qualità della vita migliora inoltre in modo significativo in oltre il 90% dei casi.

«Vedere giovani pazienti che prima dell’intervento non riuscivano a salire pochi gradini senza affanno riprendere una vita normale è un’emozione difficile da descrivere», dichiara il dottor Paolo Ferrazzi.

«Questo lavoro corona anni di impegno multidisciplinare di cardiochirurghi, cardiologi e anestesisti, tra cui il dottor Paolo Spirito, uno dei massimi esperti internazionali sulla malattia. I risultati rappresentano oggi un punto di riferimento scientifico per tutti i pazienti sottoposti a questo intervento e dovranno essere considerati anche nello sviluppo di nuove terapie, incluse quelle non chirurgiche».

Dalla Lombardia la diffusione mondiale dell’innovazione

Un elemento di particolare rilievo riguarda la diffusione internazionale della tecnica sviluppata in Lombardia.

Attraverso l’attività formativa della International Heart School Foundation L. Parenzan – J.W. Kirklin, dedicata alla preparazione di giovani medici provenienti da Paesi in via di sviluppo, numerosi chirurghi di Ucraina, Romania, Siberia e Kazakistan hanno appreso e adottato questo metodo.

La tecnica è stata quindi introdotta in nuovi centri specializzati, con risultati favorevoli su oltre 4.000 pazienti aggiuntivi.

Tra le strutture di eccellenza che hanno adottato l’approccio figura l’Amosov National Institute of Cardiovascular Surgery di Kiev, diretto dal dottor Vasyl Lazoryshynets.

Il responsabile della cardiomiopatia ipertrofica del centro, Kostantyn Rudenko, ha seguito oltre 1.000 casi.

Anche il centro di Bucarest, guidato dal dottor Lucian Dorobantu, ha realizzato oltre 200 interventi.

Attualmente sono 14 i centri nel mondo che hanno adottato e pubblicato risultati eccellenti a breve termine utilizzando questa tecnica chirurgica nata in Lombardia.

Un risultato che conferma come la sanità lombarda rappresenti non soltanto il luogo di origine di un’innovazione con impatto globale, ma anche un punto di riferimento per il trasferimento internazionale delle conoscenze scientifiche.

Cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva: caratteristiche e diffusione

La cardiomiopatia ipertrofica è la malattia genetica cardiaca familiare più frequente e interessa circa l’1 persona su 500 nella popolazione adulta generale.

Nella forma ostruttiva, l’ostruzione al flusso sanguigno è presente a riposo in circa il 20-25% dei pazienti.

Durante lo sforzo fisico questa percentuale può superare il 60%.

La malattia si sviluppa lentamente e progressivamente dopo l’adolescenza.

Negli adulti, soprattutto nella fascia compresa tra i 30 e i 60 anni, può raggiungere una prevalenza dello 0,5%.

La diagnosi arriva spesso nella mezza età, quando la condizione si è già trasformata in una patologia cronica e progressiva.

Paolo Ferrazzi: ai vertici della cardiochirurgia internazionale

Paolo Ferrazzi è considerato uno dei cardiochirurghi più autorevoli d’Europa.

Nel corso della sua carriera ha eseguito oltre 12.000 interventi ed è il chirurgo europeo con il maggior numero di operazioni su pazienti affetti da cardiomiopatia ipertrofica, con oltre 1.100 miectomie realizzate.

Nel 1985 ha eseguito il terzo trapianto di cuore in Italia.

Nel 1991 ha realizzato il primo trapianto cuore-polmone italiano sotto la direzione del professor Lucio Parenzan.

Ha contribuito alla nascita e allo sviluppo di programmi di cardiochirurgia in numerosi centri italiani, tra cui gli Ospedali Riuniti di Bergamo, oggi ASST Papa Giovanni XXIII, l’IFC-CNR di Massa, Hesperia Hospital di Modena e la Clinica Humanitas Gavazzeni di Bergamo.

Ha diretto la cardiochirurgia e il dipartimento cardiovascolare degli Ospedali Riuniti di Bergamo per 14 anni e per oltre dieci anni il Centro per la Cardiopatia Ipertrofica e Patologie Valvolari del Policlinico di Monza.

La sua attività umanitaria lo ha portato a eseguire interventi a cuore aperto in Bielorussia, Kenya, Iraq e Uzbekistan nell’ambito di programmi internazionali di solidarietà.

Come direttore della International Heart School Foundation L. Parenzan – J.W. Kirklin, ha formato oltre 350 studenti provenienti da tutto il mondo, contribuendo alla diffusione delle competenze cardiochirurgiche.

Per i suoi meriti professionali, scientifici e umanitari è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana.

International Heart School Foundation: da Bergamo al mondo attraverso la formazione

La filosofia della International Heart School Foundation “L. Parenzan – J.W. Kirklin” nasce dalla visione del professor Lucio Parenzan, luminare della cardiochirurgia italiana, che considerava la medicina come «contaminazione», esplorazione e scambio continuo di conoscenze.

Un principio che ha trovato concreta applicazione nella Fondazione International Heart School, diretta dal 2009 dal dottor Paolo Ferrazzi.

Il progetto è nato da un’intuizione condivisa con il dottor Giorgio Invernizzi ed è oggi dedicato alla memoria di Lucio Parenzan e di John Webster Kirklin, cardiochirurgo statunitense dell’Università di Birmingham (Alabama) tra i più conosciuti a livello internazionale.

La realtà è stata istituita nel 1989 presso gli allora Ospedali Riuniti di Bergamo e da allora si è dedicata alla formazione di giovani medici provenienti da ogni parte del mondo.

Nel corso dei decenni sono stati accolti e formati 430 specialisti provenienti da 54 Paesi.

Nuovo anno accademico: nove specialisti per il master internazionale

A gennaio è iniziato il nuovo anno accademico della scuola.

Sono 9 gli iscritti, appartenenti a 6 nazionalità diverse, che seguiranno il master internazionale di secondo livello in «Cardiology and techniques applied to Cardiac Surgery».

Il percorso è erogato dalla SdM – Scuola di alta formazione dell’Università degli studi di Bergamo, insieme all’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con la Fondazione International Heart School Ets L. Parenzan-J.W. Kirklin.

La direzione del master è affidata ai professori Lia Crotti e Paolo Malighetti.

Una rete formativa che coinvolge i principali centri cardiochirurgici italiani

Per nove mesi gli studenti svolgeranno attività formative in alcuni dei centri clinici appartenenti alla rete della scuola:

  • Papa Giovanni
  • Hesperia Hospital di Modena
  • Niguarda di Milano
  • Auxologico San Luca di Milano
  • Regina Margherita di Torino
  • Policlinico di Monza

Le borse di studio sono sostenute da diversi enti e fondazioni partner:

ASST Papa Giovanni XXIII, Fondazione Anthem, Fondazione Pesenti, Siad, Fondazione Mission Bambini, Hesperia Bimbi Modena onlus.

Tra i sostenitori figurano inoltre Fondazione della Comunità Bergamasca, Fondazione Banca Popolare di Bergamo, Policlinico di Monza e Studio BNC.

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