In Lombardia si stima che ci siano quasi 440mila lavoratori in nero. Che producono valore aggiunto per 1.967 milioni di euro. Ricchezza che ovviamente sfugge al fisco, così come la loro attività è al di fuori di ogni possibile controllo, a cominciare da quelli sulla sicurezza.
E’ la stima fatta dalla Cgia di Mestre, che ha elaborato i dati Istat sul lavoro irregolare. Numeri allarmanti, nonostante la Lombardia sia la regione italiana dove più bassa è la percentuale dei lavoratori non in regola sul totale: 9,1%. Una classifica dell’irregolarità che vede invece primeggiare Calabria, Campania, Sicilia e Puglia.
In Italia si stima che siano quasi 3 milioni i lavoratori irregolari. Più della metà sono concentrati nei servizi alla persona (36,2%) e nel terziario (trasporti, commercio, alloggio, ristorazione, 23,1%). Insieme all’agricoltura, dove si sfiora il 17% di irregolari. Tutte attività particolarmente diffuse in tutto il Meridione, dove il lavoro nero, infatti, dilaga, con oltre un milione di lavoratori irregolari, il 37,2% del totale.
La Cgia di Mestre stima che ammonti a 68 miliardi di euro il volume d’affari annuo riconducibile al lavoro irregolare presente in Italia. Il 35% circa di questo valore aggiunto prodotto dall’economia sommersa è ascrivibile alle regioni del Sud. Ma il fenomeno è ormai esteso anche al Centronord, soprattutto per il ricorso a collaboratrici e collaboratori domestici (colf, badanti, baby sitter), settore dove il tasso di irregolarità raggiunge il 42,6%.
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