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Morti sul lavoro, Brescia peggio di Bergamo: i dati

L'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente di Vega Engineering fa il conto dei decessi: occorre alzare il livello di attenzione. Brescia peggio di Bergamo

incidenti lavoro

Con 12 morti sul lavoro da gennaio a settembre, con un indice di mortalità pari a 24.6 sui quasi 489 mila lavoratori presenti, la provincia di Bergamo viene inserita nella fascia gialla di rischio della classifica, stilata dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente di Vega Engineering, su base dati Inail.

La vicina provincia di Brescia viene collocata in zona rossa, a più elevato rischio, con 21 decessi e un indice di mortalità rispetto al numero complessivo di lavoratori di 38.7.

La triste classifica vede la Lombardia al primo posto per numero assoluto di decessi (95), ma con un’indice di mortalità, rapportato all’elevato numero di lavoratori (quasi 4 milioni e mezzo), tra i più bassi d’Italia (21.5). Numeri comunque troppo elevati, che devono far alzare il livello di attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

In zona rossa nei primi nove mesi del 2023, cioè con un’incidenza superiore al 25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 25,7 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori) compaiono, insieme alla Puglia, anche il Molise, l’Umbria, l’Abruzzo, e la Campania. In zona arancione: Calabria, Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Piemonte, Marche, Basilicata e Trentino Alto Adige. In zona gialla: Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Lombardia, Sardegna, Lazio. In zona bianca: Valle D’Aosta e Toscana.

“Mancano tre mesi alla fine dell’anno – il commento di Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering di Mestre – ma le incidenze di mortalità e i numeri restano drammatici e preludono ad una chiusura del 2023 sul solito e sconfortante valore di oltre mille infortuni mortali sul lavoro. Una situazione allarmante e grave che pone sotto i riflettori soprattutto le vittime in occasione di lavoro, cresciute rispetto al 2022 del +3,3%. Nessuna flessione, anzi. E questo indica la stabilità del fenomeno e non, purtroppo, un’inversione di tendenza”.

Preoccupa in particolare il dato sugli incidenti che coinvolgono i più giovani. Per chi ha un’età compresa tra i 15 e i 24 anni, infatti, il rischio di morire sul lavoro è ben superiore rispetto ai colleghi che hanno un’età compresa tra i 25 e i 34 anni (21,8 infortuni mortali ogni milione di occupati contro 13,7).

Ma l’incidenza più elevata si registra nella fascia dei lavoratori ultrasessantacinquenni (97,5), seguita dalla fascia di lavoratori compresi tra i 55 e i 64 anni (44,1).

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