Trump e i Fridays for Future: “Un ostacolo alla lotta contro la crisi climatica”

Il movimento ambientalista giovanile critica la possibile uscita degli USA dall’Accordo di Parigi dopo l’elezione di Trump, suscitando preoccupazioni a livello globale

climate change

Il movimento Fridays for Future di Bergamo esprime preoccupazione per l’impatto climatico dell’elezione di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti. Secondo il Wall Street Journal, infatti, Trump potrebbe firmare presto un ordine esecutivo per ritirare nuovamente gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi. Questo provvedimento è atteso per il 20 gennaio, giorno dell’insediamento, e segnerebbe il secondo abbandono degli USA dagli accordi, dopo il ritiro del 2019. L’ex presidente Joe Biden aveva successivamente riportato il paese all’interno dell’intesa, che punta a limitare il riscaldamento globale sotto i 2°C. Un nuovo ritiro potrebbe rallentare significativamente l’azione internazionale contro il cambiamento climatico, danneggiando gli sforzi di molti paesi.

Trump, noto per la sua posizione scettica verso la crisi climatica, ha sempre favorito le industrie dei combustibili fossili, sostenendo progetti come gli oleodotti Keystone XL e Dakota Access, con l’obiettivo di rafforzare la produzione energetica degli USA. La sua strategia energetica si basa infatti su una “dominanza energetica americana”, che punta a potenziare le estrazioni fossili e incrementare le esportazioni di gas. Fridays for Future teme che con un secondo mandato Trump possa abolire i limiti su trivellazioni ed estrazioni in territori pubblici, invertendo il lavoro fatto da Biden, che aveva invece introdotto incentivi per energie rinnovabili e veicoli elettrici attraverso l’Inflation Reduction Act.

Intanto, la Conferenza sul clima delle Nazioni Unite è in corso a Baku, ma è caratterizzata da molte assenze di spicco, tra cui quella di Biden, del presidente francese Macron, della presidente della Commissione Europea von der Leyen e del cancelliere tedesco Scholz. Sebbene i delegati USA siano ancora quelli dell’amministrazione Biden, il possibile ritiro americano dall’Accordo di Parigi rischia di far calare l’impegno globale per il clima e getta un’ombra sul futuro della cooperazione internazionale in quest’area.

Il programma di governo “2025” di Trump prevede ulteriori interventi controversi, come la possibile privatizzazione del National Weather Program, uno dei principali servizi pubblici di informazione meteo e climatica negli Stati Uniti. Secondo Fridays for Future, la perdita di accesso gratuito a questi dati comprometterebbe la sicurezza dei cittadini americani, riducendo la possibilità di ricevere avvisi tempestivi su fenomeni climatici estremi. Questo cambiamento, avvertono gli attivisti, potrebbe essere accompagnato dalla sostituzione delle attuali assicurazioni pubbliche contro disastri climatici con coperture private, esponendo maggiormente i cittadini a danni da eventi estremi come alluvioni e incendi.

La politica energetica pro-fossile di Trump, secondo Fridays for Future, è alimentata dai consistenti finanziamenti delle grandi compagnie del settore energetico al partito repubblicano, che intendono proteggere i loro profitti. Queste imprese potrebbero fare pressioni per mantenere un controllo diretto sulle politiche ambientali, rafforzando così il piano di Trump di privilegiare il libero mercato e la sicurezza energetica a discapito dell’ambiente.

Infine, Fridays for Future denuncia che un secondo mandato di Trump potrebbe limitare il diritto di protesta e di espressione su questioni climatiche. Il progetto “2025” minaccia infatti di ostacolare le manifestazioni contro le politiche estrattive, limitando le possibilità per i cittadini di opporsi alle iniziative dannose per il futuro ambientale. Secondo Fridays for Future, il ritorno di Trump rappresenterebbe un passo indietro decisivo nelle politiche ambientali, mettendo a rischio non solo il clima, ma anche il futuro delle prossime generazioni.

Redazione

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