Ottavia Piana, il recupero di una speleologa tra forza e resilienza

Un’operazione complessa e traumi significativi per la giovane speleologa

intrappolata Bueno Fonteno

La speleologa Ottavia Piana, 32 anni, ha vissuto un’esperienza drammatica, restando intrappolata per quattro giorni nell’Abisso Bueno Fonteno, in seguito a una caduta durante un’esplorazione. Il salvataggio, conclusosi con il trasferimento all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ha messo in luce sia la complessità dell’intervento sia la straordinaria resistenza della giovane.

L’incidente è avvenuto a circa sei metri di profondità, provocandole fratture multiple tra schiena, busto e arti inferiori, con un femore particolarmente compromesso. Le operazioni di soccorso, coordinate dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (Cnsas), hanno richiesto l’intervento di un elicottero abilitato al volo notturno, che ha portato la speleologa fuori dalle grotte grazie a una manovra complessa con il verricello.

Le fasi critiche del recupero

Dopo oltre 80 ore trascorse in condizioni estreme, Ottavia è stata assistita da un team medico che comprendeva il dottor Luca Pilo e l’infermiera Sara Trasciatti. Quest’ultima ha raccontato a L’Eco di Bergamo l’umanità del momento: “Nonostante le sue condizioni, Ottavia si scusava per non riuscire a collaborare, mostrando una forza straordinaria”.

Durante il recupero, il supporto psicologico si è rivelato cruciale. Pilo ha sottolineato l’importanza dell’energia ritrovata dalla speleologa nei momenti finali dell’operazione: il vento freddo che filtrava dall’esterno ha rappresentato per lei un segnale di speranza. “Ha dimostrato una resilienza incredibile, ma il trauma subito è stato molto serio”, ha dichiarato il medico.

Una lunga strada verso la guarigione

Giunta all’ospedale intorno alle 5 del mattino, Ottavia è stata sottoposta a esami approfonditi. Le sue condizioni sono stabili, ma il percorso di recupero potrebbe essere lungo e complesso. Secondo le prime stime, potrebbero servire anni per un pieno ritorno alla normalità. Tuttavia, nonostante la gravità delle ferite, la speleologa non è in pericolo di vita, una notizia che ha rincuorato familiari e amici.

Empatia e professionalità sul campo

L’infermiera Trasciatti, quasi coetanea della speleologa, ha descritto l’empatia creatasi durante il soccorso: “Ottavia si ricordava il mio nome e questo dettaglio, in un contesto così difficile, mi ha toccata profondamente”. La squadra medica ha lavorato con determinazione per garantire che ogni passaggio del trasferimento avvenisse in sicurezza, dimostrando grande professionalità.

L’incidente di Ottavia Piana rappresenta un esempio di come la forza d’animo e la competenza dei soccorritori possano fare la differenza in situazioni estreme. Ora, il focus è sulla riabilitazione, con l’auspicio che il coraggio dimostrato in grotta accompagni la speleologa nel lungo processo di guarigione.

 

Redazione

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