Moussa Sangare, il 30enne italiano di origine africana che ha confessato l’omicidio di Sharon Verzeni, sarà sottoposto a una nuova perizia psichiatrica, questa volta nell’ambito di un procedimento per maltrattamenti nei confronti della madre e della sorella. L’uomo, già sotto processo per l’omicidio avvenuto nel luglio scorso, ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato condizionato alla valutazione della sua capacità di intendere e di volere.
Un nuovo processo e una nuova perizia
Venerdì 14 marzo, Sangare è comparso davanti al gip di Bergamo per rispondere alle accuse di violenze domestiche. Il giudice ha deciso di rinviare l’udienza al 9 aprile, data in cui verrà nominato il perito incaricato della valutazione psichiatrica. L’accusato, difeso dall’avvocato Giacomo Maj, era presente in aula ma non ha rilasciato dichiarazioni.
Secondo le ricostruzioni dell’accusa, Sangare avrebbe minacciato la sorella con un coltello in almeno un’occasione, episodio che rientra nelle contestazioni di maltrattamenti familiari. Come nel caso dell’omicidio di Sharon Verzeni, sarà necessario stabilire se fosse in grado di intendere e di volere al momento dei fatti.
Un quadro complesso da valutare
L’inchiesta su Sangare continua a rivelare un passato di violenze che ora la magistratura sta cercando di ricostruire nel dettaglio. La perizia psichiatrica avrà un ruolo chiave anche in questo secondo procedimento, determinando l’eventuale imputabilità dell’uomo per i reati contestati.
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