I sindaci di quasi cinquanta Comuni hanno ottenuto il sostegno politico della Provincia di Bergamo contro la realizzazione del termoutilizzatore di Montello. È quanto emerso dall’incontro tenutosi ieri pomeriggio in Via Tasso, nella sala Viterbi, dove il presidente provinciale Pasquale Gandolfi ha annunciato «pieno appoggio politico» e la disponibilità a offrire supporto tecnico ai Comuni coinvolti, in vista della conferenza dei servizi del prossimo 21 maggio.
I rappresentanti istituzionali del territorio, tra cui i sindaci di Cenate Sopra, Bagnatica, Azzano San Paolo e altri Comuni del Basso Sebino, hanno ribadito la propria contrarietà al progetto. Al centro delle preoccupazioni ci sono i possibili impatti sulla salute e sull’ambiente legati all’impianto di valorizzazione energetica, che prevede la combustione di scarti di lavorazione dei rifiuti per la produzione di energia elettrica e termica.
La richiesta formale rivolta alla Provincia è quella di una presa di posizione ufficiale, che sarà portata all’ordine del giorno del prossimo Consiglio provinciale. Lo ha confermato lo stesso Gandolfi, che ha partecipato all’incontro insieme al funzionario provinciale per l’Ambiente Andrea Castelli, alla dirigente Sara Mazza e al consigliere delegato Juri Imeri. In sala anche numerosi consiglieri provinciali e i 47 sindaci firmatari della lettera inviata a febbraio, a cui ieri si sono aggiunti anche amministratori locali che inizialmente non avevano sottoscritto il documento.
«Incontro proficuo», è stato il commento condiviso a fine riunione dai portavoce Claudia Colleoni e Roberto Scarpellini, sindaci di Cenate Sopra e Bagnatica, che hanno espresso soddisfazione per l’apertura al confronto e la disponibilità espressa dalla Provincia. «Cercavamo un appoggio politico e l’abbiamo trovato», ha dichiarato Colleoni. «Ora serve chiarezza anche tecnica, perché l’analisi presentata dall’azienda omette l’effetto cumulativo delle emissioni», ha aggiunto Scarpellini a L’Eco di Bergamo.
Nel mirino dei sindaci, infatti, c’è lo studio dell’Istituto Mario Negri, incluso tra le integrazioni alla Valutazione di impatto ambientale (VIA), che classifica il rischio tossicologico dell’impianto come «insignificante». I primi cittadini, però, contestano l’assenza di valutazioni sull’impatto combinato delle emissioni in un’area già densamente popolata, attraversata da importanti assi di trasporto e ad alta concentrazione industriale.
Elvira Borali, sindaca di Montello, ha accolto positivamente il confronto e l’annunciato supporto tecnico rivolto ai sette Comuni che intendono predisporre osservazioni ufficiali in vista della conferenza dei servizi. Secondo quanto emerso, l’iter autorizzativo sarà lungo e complesso, anche in virtù della novità normativa che disciplina il progetto, prevista nel Piano regionale di gestione dei rifiuti (PRGR). Il piano consente una deroga ai criteri localizzativi in un’ottica di economia circolare, che però i rappresentanti locali ritengono mal applicata.
Non manca, tra i presenti, chi invita a valutare anche le potenziali ricadute positive. È il caso di Luciano Redolfi, sindaco di Bolgare, che ha ipotizzato un miglioramento delle emissioni complessive nel caso in cui venissero dismessi camini esistenti e sostituiti con un’unica ciminiera di nuova generazione. Una posizione minoritaria ma che evidenzia la complessità del dibattito in corso.
L’appuntamento decisivo sarà a maggio, con l’apertura della conferenza dei servizi, dove saranno valutati tutti gli elementi tecnici, normativi e ambientali. Nel frattempo, il fronte dei sindaci si rafforza sul piano istituzionale, in attesa che la Provincia metta nero su bianco la propria posizione formale.
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