Un 27enne albanese è stato condannato a sei anni di reclusione e a una multa di 2.500 euro per una serie di reati commessi tra il 2017 e il 2018 in Val Seriana, nella provincia di Bergamo. Le accuse mosse contro di lui includono tre rapine, un furto aggravato e un’estorsione, tutti ai danni di minorenni. I fatti si sono concentrati tra i comuni di Leffe, Gazzaniga e la città di Bergamo, in luoghi frequentati da giovani, come le stazioni degli autobus o le piazze centrali.
Durante l’ultima udienza, svoltasi il 1° aprile, sono state ascoltate le testimonianze delle vittime, che hanno ricostruito i momenti di paura vissuti all’epoca dei fatti. In particolare, il racconto di un ragazzo di 17 anni ha avuto un ruolo chiave nel processo: era il 13 maggio 2018, quando tre persone lo avevano avvicinato nei pressi del binario per Brescia, alla stazione di Bergamo. Uno di loro, identificato come l’imputato F.D., gli aveva puntato un coltellino al collo, costringendolo a consegnare il cellulare sotto minaccia.
Un altro episodio risalente al 1° giugno 2017 ha coinvolto un coetaneo dell’imputato, all’epoca anch’egli minorenne, che ha riferito di essere stato avvicinato in piazza Libertà a Leffe. L’aggressore, con cui aveva avuto un contatto precedente in un bar del paese, gli aveva chiesto 100 euro, minacciandolo di portare via tutto ciò che aveva e di presentarsi a casa sua armato. Il giovane, spaventato per la sorte della madre che era sola in casa, aveva ceduto alla richiesta.
In almeno tre casi, l’uomo avrebbe usato la tecnica della “richiesta di cortesia” per ottenere i telefoni cellulari. Fingendosi in difficoltà, chiedeva ai passanti – sempre adolescenti – di poter effettuare una chiamata, per poi fuggire con il dispositivo. Uno degli episodi è avvenuto a Gazzaniga, un altro a Parre e il terzo sempre alla stazione di Bergamo. In un caso, la vittima è stata anche aggredita fisicamente: spintonata e colpita con pugni al volto.
Il furto aggravato, infine, è avvenuto il 15 giugno 2018 a Leffe: una ragazza sedicenne è stata derubata del cellulare mentre era seduta su una panchina in compagnia di un’amica. L’imputato si era seduto accanto a loro, aveva messo un braccio attorno al collo della giovane e, approfittando della distrazione, aveva sottratto il telefono dalla borsa aperta.
Nel corso del processo, il pubblico ministero Emanuele Marchisio ha descritto F.D. come un soggetto incline all’uso di sostanze stupefacenti e con una marcata propensione alla violenza e ai reati predatori, richiedendo una pena di 7 anni e 6 mesi di reclusione e una multa di 1800 euro. La difesa ha contestato la fondatezza delle accuse, sottolineando l’incertezza dell’identificazione da parte delle vittime e chiedendo l’assoluzione.
Tuttavia, il collegio giudicante ha optato per una condanna, ritenendo sufficienti gli elementi raccolti nel corso dell’istruttoria. Le motivazioni della sentenza saranno rese note entro sessanta giorni.
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