Il bilancio demografico della Bergamasca fotografa una realtà in profondo mutamento, con un calo della natalità che, dal 2004 al 2024, ha toccato il -40%. Secondo i dati Istat più recenti, la provincia di Bergamo segue un trend negativo ormai consolidato in tutta Italia, dove le nascite continuano a scendere e l’età media della popolazione aumenta inesorabilmente.
Calo della natalità e aumento della mortalità
Nel 2024, il tasso di natalità in provincia si è fermato a 6,6 nati ogni mille abitanti, invariato rispetto all’anno precedente. Tuttavia, il tasso di mortalità è ancora più alto, con 9,6 decessi ogni mille abitanti, anche se in lieve calo rispetto ai 9,7 del 2023. Vent’anni fa, la situazione era ben diversa: nel 2004 si registravano 11 nascite ogni mille abitanti contro 7,9 decessi, un bilancio ancora positivo che lasciava intravedere possibilità di crescita.
La svolta arriva nel 2015, anno in cui la natalità inizia a essere stabilmente inferiore alla mortalità. Un cambio di paradigma che si è rafforzato con il passare del tempo, accelerato da fattori economici, sociali e — nel 2020 — dalla pandemia, che ha determinato un picco improvviso nella mortalità.
Una popolazione che invecchia
Nel corso di due decenni, l’età media dei residenti bergamaschi è aumentata da 41 a 45,5 anni. La fascia di popolazione over 64 ha registrato un incremento significativo: dal 16,4% nel 2004 al 22,5% nel 2024, con un aumento del 6,1%. Parallelamente, i giovani sotto i 14 anni sono scesi dal 14,9% al 13%, mentre la fascia attiva tra i 15 e i 64 anni è calata di oltre 4 punti percentuali, passando dal 68,7% al 64,5%.
Donne più mature, meno figli
Un altro dato significativo riguarda il comportamento riproduttivo delle donne. Nel 2004, una donna in provincia aveva in media 1,5 figli, con il primo parto attorno ai 30,6 anni. Nel 2024, la media è scesa a 1,2 figli, con la prima nascita a 32,6 anni. Ciò significa una riduzione del 20% della fecondità, accompagnata da un aumento del 6,5% dell’età media al parto.
Le cause del declino
Dietro questi numeri si cela un insieme di cause interconnesse: la crisi economica del 2008 ha segnato un punto di non ritorno, influenzando la stabilità occupazionale e le scelte familiari di migliaia di persone. Il lavoro precario, i costi legati all’educazione e alla gestione dei figli, e una percezione di insicurezza economica hanno spinto sempre più coppie a posticipare o rinunciare alla genitorialità.
Prospettive e rischi
La situazione demografica in Bergamasca è oggi stagnante, con un ricambio generazionale insufficiente e una struttura sociale destinata a mutare radicalmente. Se il trend non verrà invertito con politiche incisive di sostegno alla famiglia, alla natalità e alla conciliazione tra lavoro e vita privata, il territorio dovrà fare i conti con un progressivo spopolamento giovanile e un aumento della pressione sui servizi sanitari e assistenziali.
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