Nel cuore della Val Seriana, Albino si ritrova in cima a una classifica preoccupante: secondo i dati Istat 2024, è il comune della provincia di Bergamo con la più alta incidenza di abitazioni vuote, pari al 25% del totale. Una casa su quattro è disabitata, un dato che riapre il dibattito sulla gestione del patrimonio edilizio e sulle strategie urbanistiche adottate negli ultimi anni.
Non si tratta solo di numeri, ma di una realtà tangibile che attraversa l’intero territorio comunale. Dalla zona del monastero di Sant’Anna, in parte coinvolta nella realizzazione della nuova Casa di Comunità, fino ai grandi comparti dismessi o degradati come l’ex albergo Gandossi, l’ex cotonificio Honegger, l’area ex Italcementi, casa Solari, il quartiere fiorito – con le sue palazzine abbandonate dal 2012 – e numerosi altri edifici sparsi anche nelle frazioni, l’elenco delle strutture inutilizzate è lungo e articolato.
Eppure si continua a costruire, spesso con premi volumetrici, mentre i progetti di rigenerazione urbana avanzano lentamente. Questo contrasto tra nuove edificazioni e patrimonio esistente inutilizzato è stato uno dei punti centrali della tavola rotonda del 18 giugno, dove cittadini, tecnici ed esponenti politici si sono confrontati sulla necessità di un cambio di paradigma.
Tra le criticità emerse, spicca anche l’area ex Italcementi, ferma da oltre cinque anni alla sola fase di demolizione, e il villaggio Honegger, simbolo di una memoria industriale non ancora trasformata in opportunità di sviluppo sostenibile. Palazzo Servalli, l’ex Enel, le chiese della Ripa e l’ex albergo Falcù sono solo alcuni dei tanti immobili che giacciono nel degrado o nel completo abbandono.
Nel frattempo, la popolazione continua a diminuire. A fronte di un Piano di Governo del Territorio (Pgt) che prevedeva l’espansione a 25.000 residenti, Albino ha visto calare i suoi abitanti da 18.217 del 2014 a 17.631 nel 2024. Solo l’ultimo anno ha registrato un lieve incremento, con 151 nuovi residenti, ma il trend decennale resta negativo.
In questo scenario, la prossima variante generale al Pgt, attesa per la fine dell’anno, rappresenta un’occasione cruciale per rivedere le politiche urbanistiche e privilegiare la rigenerazione dell’esistente rispetto alla costruzione ex novo. Alcuni cittadini e associazioni stanno già stimolando il dibattito pubblico per spingere l’amministrazione verso scelte più coraggiose e sostenibili.
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