Cresce il peso della salute e della previdenza sui bilanci familiari, soprattutto per le famiglie con redditi più bassi. È quanto emerge dall’ultima analisi dell’Osservatorio vulnerabilità e resilienza (Over) delle Acli lombarde, che ha esaminato le dichiarazioni dei redditi 2024 relative all’anno fiscale 2023. Lo studio, basato su 39.000 contribuenti della Bergamasca che si sono rivolti ai Caf Acli, evidenzia come le spese sanitarie medie si attestino a 1.484 euro a testa, mentre per la previdenza la cifra sale a 2.286 euro.
L’aumento delle spese sanitarie è del +11,7% rispetto al 2019, e si accompagna a un incremento nella quota di contribuenti che dichiarano queste spese: dal 75,1% al 80,2%. Anche le uscite previdenziali crescono, con un +9,8% nello stesso arco temporale. Un altro dato significativo riguarda il settore immobiliare, dove le spese sono aumentate del 32,4%, passando da 1.126 a 1.491 euro grazie alle agevolazioni fiscali per ristrutturazioni e interventi di efficientamento energetico.
Le disparità economiche incidono in modo netto sul peso delle spese sanitarie. Le Acli hanno confrontato i redditi dei contribuenti più ricchi e più fragili, misurando quanto le uscite per la salute incidano sui rispettivi bilanci. Chi appartiene al primo quintile (il 20% più povero) destina l’11,9% del proprio reddito alla sanità, mentre per il quinto quintile (il 20% più ricco) questa voce pesa solo per il 3,6%.
Nel 2023, i contribuenti che hanno presentato il modello 730 tramite i Caf Acli in provincia di Bergamo hanno dichiarato un reddito medio pari a 26.965 euro, in aumento rispetto ai 25.912 del 2022 e ai 25.059 del 2019. Tuttavia, se si tiene conto dell’inflazione, il quadro cambia radicalmente. Lo studio «Over» ha calcolato il reddito equivalente a valore costante, rivelando che il potere d’acquisto è calato del 4,2% tra il 2019 e il 2023. La flessione risulta leggermente inferiore rispetto alla media lombarda (-4,6%).
Per i lavoratori, la perdita di potere d’acquisto è stata più contenuta (-2,9% a livello provinciale), ma comunque significativa. In parallelo, è cresciuta la sperequazione dei redditi: i contribuenti più fragili hanno visto il proprio reddito reale diminuire del 14,4%, mentre per i più abbienti la contrazione si è fermata al 3,1%. Questo divario evidenzia una crescente disuguaglianza economica, accentuata da inflazione e incremento delle spese obbligate.
I dati raccolti tracciano una tendenza chiara: la pressione delle spese sanitarie e previdenziali non è più sostenibile allo stesso modo da tutti i cittadini, e tende ad accentuare le difficoltà economiche di chi già parte da una posizione di svantaggio.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.