L’orso bruno torna sulle Orobie: avvistato a Schilpario, attirato dal miele

Immortalato da una fototrappola in Valle di Scalve, l’animale è un esemplare maschio sub-adulto in dispersione dal Trentino. Nessun rischio per l’uomo, ma installate recinzioni elettrificate per proteggere gli apiari

Dopo oltre un anno di assenza, l’orso bruno è riapparso sulle Orobie bergamasche, precisamente a Schilpario, nella suggestiva conca dei Campelli, in Valle di Scalve. A far emergere la sua presenza è stato un evento classico e quasi fiabesco: l’attacco a un apiario, con le arnie devastate alla ricerca di miele.

La conferma è arrivata grazie a una fototrappola installata dalla Polizia provinciale di Bergamo, che ha immortalato l’orso nella notte tra sabato e domenica, intento a consumare nuovamente le arnie già danneggiate il giorno precedente. La segnalazione era partita da un apicoltore locale, allarmato dopo aver trovato una delle sue arnie completamente distrutta, con i telaini svuotati del miele e delle api.

L’esemplare sarebbe un maschio sub-adulto, come spiegato dalla Provincia di Bergamo, probabilmente in dispersione dalle aree di riproduzione del Trentino. Si tratta di un comportamento naturale per i giovani maschi, che tendono a spostarsi su lunghe distanze prima di stabilirsi definitivamente per contribuire all’espansione della popolazione.

Nonostante l’episodio, l’orso non rappresenta un pericolo per l’uomo. L’animale, infatti, è di indole schiva e prevalentemente notturna, come dimostra l’assenza di avvistamenti diretti da parte dei residenti o degli escursionisti nei giorni successivi. L’apiario è stato nel frattempo messo in sicurezza con una recinzione elettrificata, sistema efficace per scoraggiare ulteriori incursioni.

L’orso bruno ha una dieta per lo più vegetariana, ma non disdegna il miele e la componente proteica delle api e di altri insetti, come formiche, lombrichi e vermi. La sua presenza, oltre a suscitare curiosità e attenzione, rappresenta un segnale positivo per la biodiversità dell’ecosistema orobico.

Analisi genetiche e monitoraggio attivo

Durante i sopralluoghi sul posto, gli agenti della Polizia provinciale hanno prelevato alcuni peli dell’animale, che saranno ora analizzati per mappare geneticamente l’individuo. L’obiettivo è capire la provenienza esatta e la linea genetica dell’esemplare, per inserirlo nel più ampio progetto di monitoraggio faunistico.

Le autorità invitano i cittadini a segnalare eventuali avvistamenti o tracce al numero verde 800 350 035, mantenendo un approccio equilibrato e consapevole. “La presenza dell’orso, come quella del lupo, non deve limitare la fruizione della montagna”, si legge nella nota diffusa dalla Provincia, “ma ci ricorda l’importanza del rispetto delle regole di convivenza con la fauna selvatica.”

 

Redazione

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