Attese irregolari, sosta in divieto e auto ferme in zone pericolose: attorno all’aeroporto di Orio al Serio resiste il fenomeno delle fermate abusive, nonostante il calo delle sanzioni registrato nell’ultimo anno. La pratica, radicata negli anni, riguarda soprattutto chi attende l’arrivo di amici o parenti in atterraggio, sostando momentaneamente ai margini delle strade che circondano lo scalo.
Sacbo, la società che gestisce l’aeroporto, ha introdotto aree di sosta gratuita – come i parcheggi P1 Est e P3 – con 30 minuti di permanenza libera. Eppure, molti automobilisti preferiscono fermare il veicolo in tratti vietati, come le vie di accesso al terminal o le strade laterali, esponendosi a sanzioni e rischi per la sicurezza stradale.
Un comportamento che non si è mai del tutto arrestato, anche se oggi è più contenuto rispetto al passato. Secondo quanto riferisce il sindaco di Orio al Serio, Alessandro Colletta, si è passati da una media di 40 multe al giorno nel 2023 a circa 4-5 sanzioni giornaliere nel 2025. Questo calo è frutto di una stretta sui controlli, ottenuta rafforzando il corpo di polizia locale e coinvolgendo le forze dell’ordine dei comuni limitrofi, per un totale di circa 40 agenti impegnati a rotazione nella zona aeroportuale.
Negli anni, le aree di sosta “improvvisate” sono cambiate più volte. Un tempo, il punto critico era la “rotondina” che precede lo svincolo per il parcheggio P1. Lì le auto occupavano mezza carreggiata, ostacolando l’accesso al terminal. L’installazione di uno spartitraffico fisso in cemento e la presenza costante della polizia hanno in parte risolto il problema, ma il fenomeno si è semplicemente spostato altrove.
Oggi i punti più frequentati sono via Campo Grande, via Prato Casello e alcuni tratti della Cremasca, dove la densità di auto ferme in divieto cresce soprattutto in orario serale. Alcuni automobilisti si fermano in tratti senza guardrail, utilizzano la rotonda per invertire il senso di marcia e poi raggiungere l’aerostazione al momento opportuno. Le immagini satellitari e i rilievi di Google Maps confermano la presenza costante di veicoli parcheggiati in questi punti.
Il rischio però è duplice: da un lato le sanzioni (in zona sono attivi sistemi di lettura targhe e pattugliamenti frequenti), dall’altro la pericolosità oggettiva di questi spazi, spesso stretti e privi di protezioni adeguate. I cartelli di divieto sono numerosi e ben visibili, ma molti continuano a ignorarli per evitare le tariffe dei parcheggi ufficiali, che scattano immediatamente allo scadere del periodo gratuito, con costi fino a 10 euro l’ora.
Eppure, le soluzioni alternative non mancano. Il parcheggio P1 Est, ad esempio, si trova a soli 100 metri dall’ingresso partenze, dispone di 300 posti ed è collegato da un percorso pedonale protetto. Anche il P3 offre mezz’ora gratuita. In totale, gli utenti hanno a disposizione fino a 60 minuti di sosta senza costi, se ben gestiti.
Il problema resta oggetto di attenzione anche a livello provinciale. Il fenomeno è stato più volte discusso nei tavoli per la sicurezza in Prefettura, con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra l’efficienza dell’accoglienza aeroportuale e il rispetto delle regole stradali. Per ora, l’uso dei parcheggi ufficiali rimane sotto le aspettative, segno che, nonostante le campagne informative e le nuove infrastrutture, la cattiva abitudine è dura a morire.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.