S.L., 53 anni, è stato arrestato dopo una tentata rapina consumata in stato di ubriachezza all’interno della gelateria-bar Isola del gusto di Brusaporto. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo, formalmente residente a Romano di Lombardia ma di fatto domiciliato in un affittacamere di Seriate, ha estratto una pistola — in realtà una scacciacani con tappino rosso parzialmente danneggiato — e ha intimato alla dipendente di consegnargli l’incasso.
La vicenda si è svolta in pochi minuti. Dopo aver ordinato un bicchiere di vino bianco, S.L. si sarebbe avvicinato alla cassa e, con un borsello a tracolla nel quale sosteneva di tenere l’arma, avrebbe pronunciato frasi minacciose del tipo “datemi tutto quello che avete in cassa” e “se vuoi ti sparo”. La reazione delle bariste è stata immediata: una delle dipendenti ha dato l’allarme uscendo dal locale e chiamando i carabinieri, mentre l’altra è rimasta a contenere la situazione.
Resosi conto che la situazione stava precipitando, l’uomo si è allontanato dal locale e si è rifugiato in un bar vicino.Grazie alle descrizioni fornite dalle due lavoratrici — tra cui l’abbigliamento e il borsello — una pattuglia della tenenza dei carabinieri di Seriate è intervenuta rapidamente e ha rintracciato il 53enne all’interno dell’altro esercizio pubblico. In caserma gli è stata sequestrata la scacciacani insieme a una scatola contenente 50 colpi a salve.
L’uomo è stato tratto in arresto con l’accusa di rapina. Durante l’interrogatorio, S.L. ha dichiarato di non ricordare gli eventi perché “completamente ubriaco” e ha ammesso difficoltà legate all’alcolismo: ha riferito di aver frequentato in passato una comunità terapeutica che però avrebbe poi lasciato. Dopo la nottata trascorsa nelle celle di sicurezza della caserma, giovedì mattina è stato accompagnato davanti al giudice per la convalida dell’arresto. Il giudice ha convalidato il fermo e disposto per l’imputato la misura cautelare del divieto di dimora a Brusaporto. La richiesta del pubblico ministero di carcerazione preventiva non è stata accolta e il processo per direttissima è stato rinviato al 4 dicembre.
Le indagini e i provvedimenti successivi si sono concentrati sulla pericolosità dell’atto e sulle condizioni personali dell’indagato, nonché sulla natura dell’arma sequestrata: benché la pistola fosse una scacciacani, le minacce rivolte alla dipendente configurano comunque il reato di rapina. Le autorità sottolineano l’efficacia del tempestivo allarme lanciato dal personale del locale, che ha permesso di evitare conseguenze più gravi e di individuare rapidamente il responsabile.
L’episodio mette in luce anche il ruolo cruciale della vigilanza dei gestori di esercizi pubblici e l’importanza della collaborazione fra cittadini e forze dell’ordine per la prevenzione dei reati. Le parti offese e i testimoni resteranno a disposizione dell’autorità giudiziaria per gli atti successivi al procedimento.
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