La mostra «Eau» di Ana Silva alla GAMEC
Dal 25 febbraio, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea (GAMEC) di Bergamo ospita la prima mostra personale in Italia dell’artista angolana-portoghese Ana Silva. La mostra, dal titolo «Eau», si concentra sul tema cruciale dell’accesso all’acqua, una delle sfide ambientali e sociali più urgenti del nostro tempo. Il progetto si inserisce in un programma più ampio della GAMEC, sotto la direzione di Lorenzo Giusti, che unisce la riflessione sulla sostenibilità e l’esperienza collettiva dell’arte, anticipando anche il programma futuro «Pedagogia della Speranza».
Un progetto che collega l’arte e la sostenibilità
«Eau» si sviluppa all’interno di un percorso di riflessione e sperimentazione artistica che la GAMEC ha intrapreso attraverso due grandi iniziative. Il progetto si lega al programma biennale «Pensare come una montagna» (2024-2025), che promuove tematiche di sostenibilità e responsabilità collettiva. Successivamente, la mostra entra nel contesto del programma «Pedagogia della Speranza», un’iniziativa che nel 2026 si concentrerà sull’educazione e sul ruolo trasformativo dell’arte. Questi programmi si distinguono per il loro approccio pedagogico, che coinvolge diverse attività educative, laboratori e talk con ospiti internazionali, promuovendo la partecipazione attiva della comunità.
La crisi idrica come tema centrale della mostra
L’opera di Ana Silva affronta in maniera diretta il tema della crisi idrica, che colpisce in modo drammatico molte aree del mondo, con particolare attenzione ai paesi africani come l’Angola. Il progetto, infatti, prende vita attraverso una collaborazione con una rete di ricamatrici locali, che sono state invitate dall’artista a contribuire alla realizzazione delle opere tessili. La specificità di questo lavoro risiede nel fatto che, in Angola, solo gli uomini possono usare la macchina da cucire, mentre le donne si dedicano a pratiche più manuali e tradizionali, come il ricamo.
Silva affida i suoi soggetti a ricamatrici angolane che lavorano sui suoi disegni, per poi intervenire personalmente aggiungendo glitter, paillettes e altre decorazioni, creando un’opera ricca di dettagli e significato. Il ricamo, da sempre simbolo di cura, memoria e resistenza, viene utilizzato dall’artista come strumento per denunciare la carenza di acqua e mettere in evidenza una realtà in cui l’accesso all’acqua non è un diritto universale, ma un privilegio riservato a pochi. Il recupero di tecniche tradizionali e saperi femminili, spesso relegati al privato, diventa un atto radicale di riscatto e di visibilità nell’arte contemporanea.
Il percorso artistico di Ana Silva
Ana Silva, che vive e lavora tra Portogallo, Brasile e Angola, ha costruito nel tempo una carriera che riflette un forte impegno verso le problematiche sociali e ambientali. La mostra «Eau» non solo presenterà le nuove opere create appositamente per la GAMEC, ma includerà anche una selezione di lavori precedenti che mostrano l’evoluzione della sua ricerca artistica. Il percorso espositivo sarà un’occasione per il pubblico di conoscere più a fondo il lavoro di Silva, che unisce la tradizione del ricamo con una critica sociale potente e attuale.
Un tema di urgenza globale
La mostra «Eau» alla GAMEC è un’occasione imperdibile per riflettere su temi urgenti come l’accesso all’acqua e la sostenibilità, attraverso un linguaggio artistico che recupera e rinnova tradizioni culturali e pratiche femminili. Ana Silva invita il pubblico a guardare la crisi idrica con occhi nuovi, utilizzando il ricamo come mezzo per sensibilizzare e stimolare una riflessione collettiva sulla necessità di preservare le risorse naturali per le generazioni future. Il progetto, che unisce arte, tradizione e impegno sociale, si inserisce perfettamente nel percorso culturale che la GAMEC sta portando avanti in questi anni.
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