Si nascondeva in un accampamento abusivo realizzato tra la vegetazione nei boschi di Oleggio, in provincia di Novara. Un 21enne di origine marocchina, ricercato per tentato omicidio in relazione a una sparatoria avvenuta lo scorso 23 giugno nella Bergamasca, è stato arrestato dai carabinieri in Piemonte.
Il giovane è stato individuato durante un’operazione finalizzata al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti nelle aree boschive. Quello che inizialmente era un intervento contro una presunta piazza di spaccio ha così permesso ai militari di rintracciare una persona sulla quale pendeva un provvedimento dell’autorità giudiziaria bergamasca.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 21enne sarebbe coinvolto nel ferimento a colpi d’arma da fuoco di un connazionale di 41 anni, episodio che gli inquirenti hanno collegato a un possibile regolamento di conti maturato nell’ambiente della droga.
La sparatoria tra Albano Sant’Alessandro e San Paolo d’Argon
L’episodio al centro delle indagini risale alla sera del 23 giugno, quando nella zona delle serre, al confine tra Albano Sant’Alessandro e San Paolo d’Argon, venne ferito un cittadino marocchino di 41 anni.
Erano circa le 19.20 quando l’uomo fu raggiunto da un proiettile al fianco sinistro. Nonostante la ferita riportata, riuscì a spostarsi fino alla Statale 42, dove attirò l’attenzione di un automobilista di passaggio e chiese aiuto.
Dopo l’allarme arrivarono i soccorsi e il ferito venne trasferito all’ospedale di Seriate. Le sue condizioni permisero la dimissione già il giorno successivo.
Da quel momento partirono gli accertamenti dei carabinieri della Sezione operativa di Bergamo, con il coordinamento del pubblico ministero Emanuele Marchisio. Le indagini si concentrarono sul contesto nel quale sarebbe maturata l’aggressione, conducendo gli investigatori verso l’ipotesi di un contrasto legato a un debito nell’ambiente dello spaccio di sostanze stupefacenti.
Le indagini e il presunto mandante
Gli approfondimenti investigativi avevano già consentito di identificare un altro uomo ritenuto coinvolto nella vicenda. Si tratta di un 36enne, anche lui di origine marocchina, indicato come presunto mandante dell’agguato.
L’uomo era stato intercettato dagli agenti della Polizia di frontiera all’aeroporto di Milano Malpensa dopo il suo rientro dal Marocco.
Restava però da individuare il 21enne, nei confronti del quale era stato emesso un ordine di carcerazione dal gip del Tribunale di Bergamo. Le sue ricerche sono terminate in Piemonte, a oltre cento chilometri di distanza dal luogo della sparatoria.
Il rifugio nei boschi di Oleggio
La cattura è avvenuta martedì durante un intervento dei carabinieri nella zona boschiva di Oleggio, effettuato anche con il supporto delle unità cinofile della Polizia locale.
I militari hanno raggiunto un accampamento abusivo costituito da strutture improvvisate e capanne realizzate con legname, nascosto dalla vegetazione. All’interno dell’area è stato individuato il 21enne ricercato dalla giustizia bergamasca.
Durante il controllo, secondo quanto emerso, il giovane sarebbe stato trovato in possesso di circa 200 grammi di hashish ritenuti destinati allo spaccio. Sono stati recuperati anche bilancini di precisione e materiale che sarebbe stato utilizzato per il confezionamento delle singole dosi.
L’operazione ha quindi assunto un doppio significato: oltre all’esecuzione del provvedimento relativo alla vicenda avvenuta sulla Statale 42, sono stati effettuati ulteriori accertamenti sull’attività che sarebbe stata organizzata all’interno dell’accampamento.
Sequestrati machete, un pugnale e una pistola scacciacani
La perquisizione dell’area ha portato inoltre al ritrovamento di diverse armi e oggetti potenzialmente offensivi. I carabinieri hanno sequestrato un pugnale, alcuni machete e una pistola scacciacani.
Con l’arresto del 21enne gli investigatori aggiungono quindi un nuovo tassello all’inchiesta sulla sparatoria di giugno. Il procedimento dovrà ora accertare definitivamente responsabilità e ruoli delle persone coinvolte, mentre le contestazioni formulate nei confronti degli indagati restano sottoposte alla valutazione dell’autorità giudiziaria.
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