Il picco influenzale: quando arriverà
Secondo il rapporto RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, il picco è previsto subito dopo le festività, complice la riapertura delle scuole e i numerosi incontri natalizi. Il livello di incidenza al momento è di 9,9 casi per mille assistiti, con un calo rispetto alla settimana precedente (10,5), ma i numeri sono destinati a crescere nei prossimi giorni.
Sintomi principali e decorso
L’influenza si manifesta con sintomi tipici:
- Febbre improvvisa e alta.
- Raucedine, tosse e mal di gola.
- Astenia e dolori muscolari.
- Congestione nasale e naso che cola.
Nella maggior parte dei casi, la malattia si risolve in pochi giorni con riposo, idratazione e farmaci sintomatici. È importante rimanere a casa per non diffondere il virus e favorire una guarigione completa.
Vaccinarsi: è ancora possibile
Per chi non si è ancora vaccinato, c’è ancora tempo. La protezione vaccinale richiede circa due settimane per attivarsi, quindi è consigliabile agire subito. Il vaccino è particolarmente raccomandato per:
- Over 65.
- Soggetti con patologie croniche o condizioni di fragilità.
- Bambini e donne in gravidanza.
La vaccinazione è gratuita per le categorie a rischio e disponibile presso i medici di famiglia o le strutture sanitarie locali.
Prevenire il contagio
Seguire alcune semplici regole può ridurre il rischio di contagio:
- Lavarsi le mani frequentemente.
- Usare la mascherina in luoghi affollati o se si è raffreddati.
- Tossire o starnutire nella piega del gomito.
Quando è necessario il Pronto Soccorso?
Nonostante l’aumento dei casi, molti accessi in Pronto Soccorso riguardano situazioni non urgenti. È consigliato recarsi al Pronto Soccorso solo in presenza di:
- Insufficienza respiratoria o sintomi gravi.
- Patologie pregresse che peggiorano a causa dell’influenza.
- Gravi disidratazioni o difficoltà nel risveglio.
Per problemi meno gravi, è preferibile contattare il medico di famiglia o la guardia medica. Questo aiuta a evitare il sovraffollamento dei Pronto Soccorso, permettendo agli operatori sanitari di concentrarsi sui pazienti più urgenti.
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