“Segni disegni”, l’architettura tra pensiero e materia alla Fondazione Legler

A Brembate Sopra una mostra omaggia l’opera dell’architetto Cesare Rota Nodari e apre una riflessione sul ruolo dell’architetto nel tempo della transizione digitale

Una mostra come omaggio, ma anche come domanda aperta sul futuro della professione architettonica. È questo il senso profondo di “Segni disegni”, l’esposizione inaugurata sabato 14 novembre 2025 negli spazi della Fondazione Legler per la Storia Economica e Sociale di Bergamo a Brembate di Sopra, e visitabile fino al 23 dicembre.

L’evento celebra i sessant’anni di carriera di Cesare Rota Nodari, architetto bergamasco il cui approccio progettuale fonde in maniera inscindibile teoria e pratica, visione e funzione, cultura e materia. La mostra è curata dall’architetto Edoardo Milesi, ed è organizzata dal Centro Studi Valle Imagna in collaborazione con la Fondazione stessa, con il sostegno di Fondazione Cariplo e Fondazione Architetti di Bergamo.

Attraverso disegni, progetti, modelli e video, il percorso espositivo si sviluppa in uno spazio di 500 metri quadrati, recuperato e trasformato in un vero e proprio laboratorio culturale. Il contenitore architettonico assume così un valore simbolico, testimoniando il passaggio dalla fabbrica produttiva alla fabbrica della cultura, in una riconversione non solo funzionale, ma anche identitaria per il territorio.

La figura di Rota Nodari emerge come quella di un “architetto umanista”, capace di abbracciare con profondità e coerenza discipline diverse: architettura, design, arte, scultura. Il tratto distintivo del suo lavoro è una curiosità instancabile, unita alla volontà di ascoltare, capire, spiegare e – se necessario – anche contrastare scelte imposte, come avvenne nel caso del progetto per la biblioteca di Ponte San Pietro.

Progetto per rispondere ai bisogni: la funzionalità viene prima di tutto”, afferma Rota Nodari nella videointervista realizzata da Alberto Nacci, che accompagna il percorso espositivo. Una frase che sintetizza la sua filosofia progettuale, orientata non all’estetica fine a sé stessa, ma alla responsabilità verso le comunità.

L’allestimento è pensato per non imporsi, ma per lasciare spazio all’esperienza visiva e alla riflessione, accompagnando il visitatore in un viaggio tra poetica e concretezza. Tra i simboli più significativi, un tecnigrafo posto all’ingresso introduce alla mostra e allo stesso tempo interroga il presente: che ruolo ha oggi il disegno analogico nell’epoca del digitale?

Una riflessione che verrà approfondita anche nel convegno “Il mestiere dell’architetto”, in programma per venerdì 21 novembre alle ore 14.30, sempre presso la Fondazione Legler. Interverranno il curatore Edoardo Milesi, l’architetta Mariola Peretti e don Roberto Tagliaferri, per confrontarsi sul cambiamento radicale che ha investito la professione dell’architetto, divisa tra tradizione manuale e nuove tecnologie di progettazione.

L’intero archivio dell’opera di Rota Nodari è stato affidato al Centro Studi Valle Imagna, una garanzia di tutela e valorizzazione delle culture territoriali e della memoria progettuale che ne ha segnato lo sviluppo.

In un’epoca in cui l’architettura rischia di essere dominata da modelli standardizzati e logiche di mercato, “Segni disegni” invita a ripensare la figura dell’architetto non come semplice esecutore tecnico, ma come intellettuale capace di costruire relazioni, spazi di senso e identità condivisa. Una mostra che diventa racconto, ma anche spinta a interrogarsi sul domani della progettazione e sul valore umano del fare architettura.

Redazione

Seguici su

Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

Altre notizie