Meno apparecchi nei bar non significa necessariamente meno gioco d’azzardo. È questo il punto centrale dell’analisi proposta da Fusini, direttore di Ascom Bergamo, di fronte a un fenomeno che negli ultimi anni starebbe modificando soprattutto le proprie modalità di fruizione. Le slot arretrano in diversi esercizi commerciali, mentre le opportunità disponibili attraverso internet continuano ad aumentare.
Il cambiamento introduce anche un problema di visibilità. Una slot installata all’interno di un locale è immediatamente riconoscibile, mentre una giocata effettuata attraverso uno smartphone può rimanere completamente fuori dallo sguardo della comunità.
È proprio su questo passaggio dal fisico al digitale che Fusini invita a concentrare maggiormente l’attenzione, sottolineando come la riduzione degli apparecchi presenti negli esercizi non possa essere automaticamente interpretata come una diminuzione della propensione al gioco.
In provincia una spesa netta da 415,4 milioni
A mostrare la dimensione economica del fenomeno è il dato relativo alla provincia di Bergamo.
Nel 2025 la spesa netta legata al gioco ha raggiunto 415,4 milioni di euro. Con questa espressione viene indicata la somma effettivamente persa dai giocatori una volta sottratte le vincite.
Si tratta di un valore economico che, da solo, non permette di stabilire quante persone soffrano di un Disturbo da gioco d’azzardo e non può quindi essere utilizzato come misura diretta della diffusione della dipendenza.
Gli oltre 415 milioni consentono però di comprendere la quantità di denaro coinvolta nel settore in provincia di Bergamo.
Un elemento che, secondo la lettura proposta da Fusini, rende necessario osservare anche ciò che sta accadendo lontano dai tradizionali punti vendita.
Il gioco si sposta dallo sportello allo smartphone
Il direttore di Ascom individua infatti una trasformazione ormai evidente: una parte crescente del gioco lecito si starebbe trasferendo dai luoghi fisici alle piattaforme online.
Il cambiamento non riguarda soltanto lo strumento utilizzato.
In un bar o in una tabaccheria il comportamento avviene all’interno di uno spazio pubblico e può essere osservato. Sul web, invece, l’accesso avviene direttamente attraverso dispositivi personali e senza la necessità di raggiungere un esercizio.
Da qui nasce la principale preoccupazione espressa da Fusini: eliminare una slot da un locale non comporta necessariamente l’abbandono del gioco da parte di chi la utilizzava, perché esistono altri canali attraverso i quali continuare.
Secondo il direttore di Ascom, le possibilità offerte dalla rete stanno aumentando e il fenomeno non mostra segnali di arresto.
Perché diminuiscono le slot nei locali
Intanto, la presenza degli apparecchi negli esercizi commerciali sta effettivamente diminuendo.
Le motivazioni possono essere diverse. Alcuni gestori hanno scelto di non installare slot, altri hanno deciso di rimuoverle. A incidere ci sono anche gli obblighi normativi, la disponibilità degli spazi e la progressiva riduzione della convenienza economica per gli esercenti.
Fusini evidenzia infatti come il margine commerciale legato al gioco sia diventato progressivamente più ridotto.
La diminuzione delle slot non deriverebbe quindi da una sola causa, ma dalla combinazione di scelte imprenditoriali, normative, organizzazione degli spazi e condizioni economiche.
La questione, secondo Ascom, diventa però capire dove si sposti la domanda quando viene meno l’offerta tradizionale.
Fusini difende il ruolo dei luoghi presidiati
La posizione di Ascom Bergamo parte da un principio preciso.
Come sottolinea Bergamonews, l’associazione ha sostenuto nel tempo la presenza del gioco lecito all’interno delle attività commerciali, considerando i punti vendita anche come luoghi nei quali il fenomeno rimane almeno osservabile.
Secondo Fusini, spostare il gioco da ambienti presidiati verso modalità meno visibili rischia di rendere più difficile sia il monitoraggio dei comportamenti sia quello dei flussi economici e fiscali.
Non significa attribuire a baristi o tabaccai il compito di affrontare direttamente una dipendenza.
L’esercente può però rappresentare, nella lettura di Fusini, un punto di osservazione che inevitabilmente scompare quando l’intera esperienza passa attraverso lo schermo di uno smartphone.
Online il comportamento diventa meno visibile
È questa una delle differenze sulle quali il direttore di Ascom concentra maggiormente la propria attenzione.
Nel gioco digitale non è necessario frequentare un luogo specifico. L’accesso può avvenire praticamente ovunque attraverso il telefono e l’offerta può assumere forme differenti.
Di conseguenza, un eventuale comportamento problematico può risultare più difficile da intercettare nel contesto sociale quotidiano.
Per Fusini, dunque, il rischio è concentrarsi sulla scomparsa dell’apparecchio fisico senza osservare contemporaneamente come stiano cambiando le abitudini dei giocatori.
La slot può essere rimossa, mentre la possibilità di giocare rimane disponibile attraverso altri strumenti.
L’appello per maggiori controlli sul gioco online
Da questa analisi nasce anche una richiesta rivolta alle istituzioni.
Secondo Fusini, sarebbe necessario rafforzare l’attenzione sul contrasto ai problemi collegati al gioco online, proprio perché nel digitale risulta più complesso intervenire sul comportamento del giocatore.
Il direttore di Ascom evidenzia inoltre quella che considera una contraddizione nel ruolo dello Stato, contemporaneamente destinatario delle entrate fiscali prodotte dal settore e soggetto chiamato a intervenire sulle conseguenze problematiche del gioco d’azzardo.
Una questione che, nella sua lettura, rende particolarmente complesso trovare un equilibrio tra regolamentazione, entrate pubbliche e prevenzione.
Formazione e codice etico per gli esercenti
Ascom Bergamo concentra invece la propria attività soprattutto sulla prevenzione e sull’informazione.
L’associazione fornisce indicazioni agli iscritti sulle norme relative all’accesso al gioco lecito e organizza percorsi formativi rivolti ai gestori degli spazi nei quali viene praticato.
A questo si aggiunge il lavoro sul codice etico provinciale, promosso attraverso specifici percorsi di sensibilizzazione.
L’obiettivo non è trasformare l’esercente in uno specialista sanitario, ma aumentare la consapevolezza rispetto a un settore che presenta anche rilevanti implicazioni sociali.
Il problema cambia forma
Il punto conclusivo dell’analisi di Fusini riguarda quindi il modo in cui viene osservato il fenomeno.
Guardare soltanto al numero delle slot presenti nei bar potrebbe restituire un’immagine incompleta del gioco d’azzardo, perché una parte dell’attività si sta trasferendo verso canali meno visibili.
Il dato dei 415,4 milioni di euro di spesa netta registrato nel 2025 non permette di quantificare le persone con una dipendenza, ma testimonia comunque l’importanza economica raggiunta dal settore nella provincia bergamasca.
Per il direttore di Ascom, la comunità dovrebbe quindi interrogarsi non soltanto su ciò che rimane visibile nei locali, ma anche su quanto avviene attraverso internet.
La questione non è più soltanto quante slot siano presenti nei bar: il nodo è comprendere come il gioco stia cambiando luogo, strumenti e modalità di accesso, passando sempre più spesso dal punto vendita direttamente allo smartphone.
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