Bergamo continua a confermarsi tra le province italiane con il più alto volume di rimesse verso l’estero, ma negli ultimi anni il fenomeno sta rallentando. Secondo i dati diffusi dalla Banca d’Italia, nel 2025 dalla Bergamasca sono stati trasferiti verso i Paesi d’origine 151,4 milioni di euro, una cifra ancora molto elevata ma in calo rispetto al record raggiunto nel 2022.
Le cosiddette rimesse rappresentano il denaro inviato dagli immigrati ai familiari rimasti nei rispettivi Paesi di provenienza. Un sostegno economico spesso fondamentale per garantire cure, istruzione e beni essenziali alle famiglie lontane.
Negli ultimi vent’anni il fenomeno è cresciuto in modo costante sul territorio bergamasco. Nel 2005 le rimesse si fermavano a 56,1 milioni di euro, diventati poi 103,7 milioni nel 2015 fino ad arrivare al picco di 167,9 milioni nel 2022.
Da allora, secondo quanto riporta L’Eco di Bergamo, è iniziata una progressiva flessione. Nel 2023 il volume era sceso a 160,8 milioni, nel 2024 a 153 milioni e nel 2025 si è registrato un ulteriore calo dell’1%, portando il totale a 151,4 milioni di euro.
Complessivamente, rispetto al massimo storico del 2022, la contrazione è stata del 9,8%.
Nonostante il rallentamento, Bergamo resta comunque l’undicesima provincia italiana per volume di denaro inviato all’estero, confermando il peso economico e sociale delle comunità straniere presenti sul territorio.
Il fenomeno è stato analizzato anche dalla Fondazione Leone Moressa, tra i principali osservatori nazionali sull’economia delle migrazioni, che ha evidenziato come la frenata bergamasca si inserisca in una tendenza locale diversa rispetto al dato nazionale.
A livello italiano, infatti, le rimesse continuano complessivamente a crescere. Nel 2025 il volume totale ha raggiunto 8,6 miliardi di euro, con un incremento del 3,9% rispetto all’anno precedente.
Secondo sindacati e osservatori sociali, le ragioni del calo registrato in Bergamasca possono essere diverse. Da una parte pesa l’aumento generale del costo della vita in Italia, che riduce la capacità di risparmio delle famiglie straniere residenti sul territorio. Dall’altra, molte persone immigrate avrebbero progressivamente iniziato a investire maggiormente direttamente in Italia, tra acquisto di case, spese familiari e stabilizzazione lavorativa.
Le rimesse continuano comunque a rappresentare un indicatore importante dei legami mantenuti con i Paesi d’origine e del ruolo economico svolto dalle comunità migranti sia nei territori italiani sia nelle nazioni di provenienza.
Dietro i numeri ci sono infatti storie di sacrificio, integrazione e sostegno familiare: somme spesso modeste per chi le invia, ma fondamentali per chi le riceve.
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