Agricoltura biologica a Bergamo: oltre 300 aziende affrontano sfide e costi elevati

L'agricoltura biologica a Bergamo continua a crescere, ma gli alti costi di produzione e la concorrenza estera rappresentano ancora ostacoli significativi per le aziende locali.

Nel contesto della nuova Politica Agricola Comune (PAC), avviata nel 2023, l’agricoltura biologica in Italia ha registrato una crescita significativa, con un aumento del 4,5% degli ettari coltivati e un incremento dell’8% nel numero degli operatori, raggiungendo quota 94.441. Questo trend avvicina il Paese all’obiettivo della strategia Farm to Fork, che prevede di destinare il 25% della superficie agricola italiana al biologico entro il 2030. Attualmente, l’Italia ha già raggiunto quasi il 20%, con una superficie di 2,5 milioni di ettari, concentrati soprattutto nel Centro-Sud.

Carlo Loffreda, direttore di Coldiretti Bergamo, evidenzia come anche la Lombardia stia registrando una crescita, seppur lenta, nell’adozione del biologico. Tuttavia, la struttura delle aziende agricole lombarde, generalmente di grandi dimensioni, rende più complessa la transizione. “La conversione al biologico richiede che tutte le attività aziendali siano coinvolte, non solo una parte,” spiega Loffreda, sottolineando come ciò comporti sfide significative.

Sfide per l’agricoltura biologica a Bergamo

A Bergamo, sono attualmente 329 le aziende biologiche, secondo i dati del Sistema Informativo Agricolo Nazionale (Sian). Di queste, 111 sono produttori esclusivi, 81 sono produttori-preparatori, 123 preparatori e 39 si dedicano alla produzione con zootecnia. Nonostante la predisposizione degli imprenditori bergamaschi verso il biologico, la transizione è resa difficile da costi di produzione più elevati e da pratiche agronomiche che richiedono più tempo e risorse rispetto all’agricoltura convenzionale.

Il biologico, infatti, impone l’esclusione di sostanze chimiche, sostituite da pratiche più sostenibili ma anche più dispendiose. Questi costi, che non sempre trovano immediato riscontro sul mercato, rappresentano uno dei principali ostacoli per gli agricoltori bergamaschi.

La concorrenza delle importazioni

Un’altra sfida significativa è rappresentata dalla crescente concorrenza delle importazioni di prodotti biologici da Paesi extraeuropei, che nel 2022 sono aumentate del 37,8%. I prodotti più colpiti da questa concorrenza sono stati ortaggi, legumi e cereali, che hanno subito impennate rispettivamente del 73,5% e del 67,8%. L’importazione di cereali, in particolare, ha visto la Turchia diventare il principale fornitore di grano duro biologico per l’Italia, seguita dal Togo e dalla Tunisia per altri prodotti come fave di soia e olio.

Loffreda evidenzia il problema delle importazioni, che non sempre rispettano gli stessi standard richiesti agli agricoltori italiani. “Le condizioni produttive italiane dovrebbero valere anche per i prodotti provenienti dall’estero, per evitare distorsioni lungo la filiera,” sottolinea il direttore di Coldiretti Bergamo, invitando i consumatori a prestare attenzione all’etichettatura per verificare l’origine dei prodotti.

Il futuro del biologico a Bergamo

Nonostante le difficoltà, Loffreda rimane fiducioso nelle potenzialità delle aziende bergamasche, specialmente quelle di dimensioni medio-piccole che operano nel settore dell’ortofrutta, nella trasformazione dei prodotti e nella zootecnia. “Il mercato detta le condizioni,” conclude Loffreda, “e anche se è improbabile che tutto diventi biologico, le piccole aziende possono trovare opportunità in questo settore e sperare che il mercato ricompensi il rischio.”

Redazione

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